Anomalie ClimaticheWashington, 26 feb – Le ondate di freddo artico e altre anomalie climatiche che hanno colpito l’Europa e l’America settentrionali negli ultimi anni con frequenza quasi regolare potrebbero avere la loro spiegazione in un’anomalia della corrente a getto polare dell’emisfero boreale.

La corrente a getto è un flusso di aria ad alta quota, di solito all’altezza della tropopausa, che scorre molto velocemente da ovest verso est nel nostro emisfero. Questa corrente è causata dal gradiente di temperatura che si viene a creare tra le masse di aria secca e fredda artiche e quelle calde e umide delle latitudini inferiori, un po’ come la differenza di quota altimetrica fa scorrere un fiume: più c’è gradiente, più questa differenza è elevata, più la velocità della corrente aumenta così come più la differenza di quota aumenta più l’acqua di un fiume scorre velocemente.

Il fluire veloce della corrente a getto tende a stabilizzarne la traiettoria nel suo percorso da ovest verso est, facendole assumere un andamento debolmente sinusoidale e localizzato, per il nostro continente, all’incirca all’altezza delle isole britanniche.
2globesRecenti studi hanno osservato che questa traiettoria è notevolmente cambiata, diventando molto più arcuata e questo a causa di un rallentamento della corrente, proprio come succede ad un fiume quando, nei pressi della foce, forma anse e meandri a causa della diminuzione di velocità dell’acqua. Questo nuovo andamento marcatamente curvo intrappola così, durante i mesi invernali, sacche di aria artica o siberiana facendo loro raggiungere latitudini molto più basse rispetto al solito e, per effetto inverso, crea sacche di aria calda e umida in altre zone ad elevata latitudine.

Ma cosa causa questa diminuzione di velocità della corrente a getto boreale?
Al momento esistono alcune teorie, tutte di formulazione recente, che potrebbero spiegare questo fenomeno.
Secondo alcuni ricercatori la causa sarebbe da ricercare nella velocità con cui si sta riscaldando l’Artico, che è doppia rispetto al resto del Pianeta. L’aumento di temperature dell’oceano artico è provato non solo dalla diminuzione dell’estensione della calotta glaciale ma anche dalla diminuzione del suo spessore, pressoché dimezzato negli ultimi 50 anni. Il sempre maggiore ritiro dei ghiacci artici oltre a diminuire l’effetto albedo, permette ai raggi solari di riscaldare con più efficacia e più largamente l’oceano che, come noto, funziona da riserva di calore, immagazzinandolo nelle sue acque e rilasciandolo lentamente nei mesi freddi. Questo causerebbe l’aumento vertiginoso di temperatura della regione artica e quindi, diminuendo il gradiente con la regione temperata, porterebbe al rallentamento della corrente a getto con gli effetti già descritti in questo articolo.

tscouplingUna seconda ipotesi è quella che vede considerare le dinamiche interne della stratosfera, uno strato di quasi 50 km di spessore, dove si formerebbero delle “onde” di aria che infrangendosi sugli strati inferiori, andrebbero a destabilizzare il vortice polare di aria, invertendone il verso, e quindi a destabilizzare le correnti a getto creando quei meandri che fungerebbero da trappola per l’aria artica o siberiana bloccandole sopra l’Europa settentrionale.

Una terza ipotesi, ma ancora da verificare, è che l’immissione nella stratosfera di SO2 (anidride solforosa) da parte di violente eruzione vulcaniche,  potrebbe portare al riscaldamento anomalo della stratosfera in quanto l’aerosol di questo gas cattura i raggi solari e immagazzina così calore nell’alta atmosfera che potrebbe modificare quindi il gradiente di temperatura tra le celle di circolazione.

Purtroppo i dati in possesso degli scienziati sono frammentari in quanto sono stati raccolti solo negli ultimi 30 anni perciò non è possibile estrapolare dei modelli che permettano di capire esattamente la frequenza di queste anomalie, di trovare lo schema nel caos, ammesso che veramente ci sia.

Paolo Mauri

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