Roma, 14 feb – Un gruppo di studiosi degli Stati Uniti (per la precisione un task force composto da membri dell’Università della California del Sud e dell’Università del Connecticut) ha sviluppato un nuovo polimero in grado di auto riparare tagli e fratture in poche ore. Sarebbe anche adatto alla stampa in 3D, rendendone la produzione sicuramente più rapida, versatile ed economica. Un nuovo traguardo per diversi settori, primo fra tutti quello dell’automotive. Pneumatici che si riparano da soli sono il sogno di tutti gli automobilisti: immaginate di tornare a casa e accorgervi la gomma è bucata. Nessun problema, entrate, cenate fate pure sonni tranquilli, l’indomani sarà tutto a posto. Questo però non esclude la necessità di scegliere sempre i migliori pneumatici (sul blog di gomme Saccon è possibile visionarne un’ampia selezione ), perché la sicurezza stradale dipende anche dalla qualità delle gomme montate.

Nessun restringimento

La novità più interessante riguardo questo materiale è la capacità di rigenerarsi in tempi brevi senza mostrare alcun tipo di restringimento, nemmeno dopo diverse riparazioni. Una caratteristica che ha sorpreso anche gli stessi ricercatori. Inoltre, le sue proprietà meccaniche non vengono modificate o ridotte neanche dopo l’immersione in acqua.


Questo nuovo elastomero nasce da un fluido contenente numerosi gruppi di tioli, un composto chimico che forma un polimero a catena lunga quando viene esposto alla luce. Questo fenomeno (foto polimerizzazione) permette di stampare in 3D strutture solide ed elaborate.

Le proprietà di autoriparazione del polimero sono dovute alla presenza di disolfuro all’interno dell’inchiostro utilizzato per la stampa.

Flessibilità duratura

I ricercatori hanno testato la forza elastica del materiale tagliandolo a metà e poi ricomponendolo, notando che dopo circa un’ora di esposizione ad una temperatura di 60°C (la temperature è un fattor importante nella velocità di riparazione) la forza originale era stata recuperata al 100%. L’oggetto si era riparato totalmente mantenendo inalterata la sua proprietà elastica. Dopo aver ripetuto il test per dieci volte, la forza elastica non è scesa sotto il 90% del valore originale. Questo sarebbe un passo davvero importante per il settore degli pneumatici ad esempio, perché anche con successive rotture non si correrebbe il rischio di compromettere il design della ruota e di conseguenza la sua performance.

Uno scenario sicuramente interessante che apre le porte a molte altre applicazioni oltre a quelle relative a pneumatici o scarpe. Anche il comparto industriale gioverebbe in termini economici e di efficienza produttiva nel poter contare su un materiale ad elevata resistenza e in grado di ripararsi autonomamente in poche ore.

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