spedali-civili-1Roma, 03 apr – Prima le sentenze del Tribunale ordinario di Torino, ora sono i medici degli Spedali Civili di Brescia a staccare la spina a Stamina. Secondo quanto rivelato ieri in Commissione Sanità dal commissario straordinario degli Spedali Civili, Ezio Belleri, ascoltato nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul caso Stamina, «ieri sera i nostri clinici che somministrano il trattamento mi hanno consegnato una lettera nella quale affermano di ritenere doveroso sospendere tutto in attesa che il nuovo comitato scientifico si pronunci»,. Un blocco del quale lo stesso Belleri si dice «molto preoccupato per la nostra situazione personale, visto che – rivela – siamo stati più  volte minacciati di essere chiamati in giudizio per omicidio colposo od omissioni di atti d’ufficio».



La vicenda si arricchisce anche di un nuovo elemento. Belleri stesso ha anche dichiarato l’esistenza di un carteggio elettronico tra Ermanna Derelli e Carlo Tomino, l’una direttrice sanitaria dell’ospedale bresciano e l’altro dirigente dell’Aifa: esso rivelerebbe come l’Agenzia ministeriale del farmaco fosse a conoscenza che a Brescia si praticavano le terapie di Stamina Foundation con l’uso di cellule mesenchimali. Non un’autorizzazione formale, ammette Belleri,ma almeno tacita, motivo per cui, secondo la Derelli, l’ospedale avrebbe sottoscritto nel settembre 2011 la convenzione con Stamina.

Quindi nessuna autorizzazione di nessun comitato scientifico qualificato, ma una specie di «silenzio-assenso» del dirigente Aifa, che un paio di mesi fa aveva accusato il comitato etico dell’ospedale di aver detto il falso, spacciando per un via libera a Stamina il suo «non ci sono ragioni ostative al trattamento», rivolto invece ad altre produzioni di cellule.

Da Brescia lasciano però intendere, neppure troppo velatamente, che l’azienda ospedaliera avrebbe sottoscritto l’accordo con Vannoni dopo aver ricevuto un sostanziale nulla osta da quell’autorità di controllo che è l’Aifa.

Tutto questo, rivela sempre Belleri, mentre il Ministro della salute, all’epoca guidato da Renato Balduzzi, avviava una sorta di dialogo parallelo con Stamina per il trattamento di un piccolo paziente. E verso l’ex ministro punta ancora l’indice il commissario quando afferma che i ricorsi ai giudici sono passati da 37 a 519 proprio dopo l’approvazione del «decreto Balduzzi», che autorizzava la prosecuzione delle infusioni di chi aveva già iniziato le presunta terapia.

Insomma una rete di complicità e silenzi che ha permesso, come dichiarato dalla senatrice a vita Elena Cattaneo, «il più ciclopico deragliamento che la storia della medicina abbia vissuto». La stessa senatrice è anche assai poco convinta dell’autoassoluzione del commissario straordinario, che non avrebbe spiegato come abbia potuto «un grande ospedale pubblico credere a un professore di lettere che non è mai stato in grado di dimostrare nulla del suo presunto metodo».

Assoluzione piena ai medici bresciani arriva invece dal presidente del loro ordine provinciale, Ottavio Di Stefano, anche lui ascoltato in commissione.  «I medici non furono ingenui ma pienamente convinti che tutte le procedure fossero corrette». In barba al codice deontologico che vieta a un medico di somministrare ai pazienti sostanze sconosciute.

Gaetano Saraniti

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