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J-Ax e FedezRoma, 20 gen – Si autodefiniscono (ironicamente?) “Comunisti col Rolex”. Il primo elemento è tutto da dimostrare. Che siano ricchi, invece, è palese. Non che sia una colpa, a patto, appunto, di non voler poi dare lezioni di comunismo. J-Ax e Fedez lanciano il loro primo album insieme. La presentazione avviene nel palazzo di lusso nel quale Fedez ha comprato un appartamento milionario. “Ho invitato il nemico in casa, voi giornalisti – ironizza il rapper – avete scritto che l’ho pagato due milioni di euro, sono molto offeso. In realtà è costato molto di più… Di Tiziano Ferro, invece, che ha preso casa qui di fianco, nessuno ha scritto nulla. Forse perché non porta click ai siti o forse perché pensano che io non me lo meriti e lui sì. Se uno ha un passato fiscale torbido, nessuno dice niente”.



In un brano, “L’Italia per me”, i due descrivono quello che, a loro dire, funziona nel nostro Paese: “In questo brano – dicono – abbiamo messo tutto quello che ci piace dell’Italia, riuscendo a non sembrare fascisti o due di CasaPound. In realtà la destra si è impossessata di molti simboli che dovrebbero essere di tutti, come il tricolore”. In effetti il tricolore è simbolo della nazione, non di una parte di essa. Giusto. Quello che i due si scordano di dire è che se la bandiera è diventata simbolo fazioso non è certo per colpa della “destra”, bensì perché la sinistra, nelle sue varie articolazioni, l’ha da sempre schifata: dai comunisti che dopo la Grande Guerra davano la caccia al reduce a quelli che dopo il ’45 assaltavano i treni con gli esuli istriani, fino ai centri sociali di oggi che inneggiano alle stragi in cui muoiono i nostri soldati. Una linea anti-nazionale piuttosto chiara, rispetto alla quale non ricordiamo prese di distanza significative da parte di J-Ax o Fedez. Insomma, se l’obbiettivo era quello di non sembrare di CasaPound, i due ci sono riusciti. Senza troppi sforzi.

Giorgio Nigra



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