Roma, 21 ott — Kevin Spacey non molestò l’attore Anthony Rapp nel 1986, quando avevano rispettivamente 26 e 14 anni. Cadono le gravissime accuse di pedofilia per l’attore de I soliti sospetti e L.A. Confidential che 5 anni fa ne avevano causato l’allontanamento con infamia dal carrozzone hollywoodiano. I giurati hanno impiegato meno di un’ora e mezza per stabilire che Rapp non è riuscito a dimostrare che Spacey lo avesse «toccato in parti intime o sessuali». Alla lettura del verdetto l’attore oggi 63enne ha abbracciato in silenzio i propri avvocati e non ha rilasciato dichiarazioni.

Kevin Spacey “non molestò Rapp”

Rapp aveva accusato la star di House of Cards di essergli saltato addosso nel corso di una festa nel 1986. Il legale di Rapp sosteneva che Spacey avesse mentito sul banco degli imputati. Tesi che i giurati hanno respinto: peraltro, il giudice di New York aveva già parzialmente archiviato le accuse contro l’attore, dichiarando il non luogo a procedere per l’accusa di danni emotivi provocati intenzionalmente al ragazzo allora minorenne. «È essenzialmente un duplicato dell’altra accusa», aveva motivato il giudice.

Accuse tardive sull’onda del MeToo

 Rapp aveva presentato le proprie accuse grazie al Child victims act, una legge del 2019 dello Stato di New York che rende possibile l’ammissione in tribunale delle accuse di  molestie «datate», quelle cioè che normalmente non potrebbero essere valide perché oltre i tempi di prescrizione. Rapp aveva denunciato l’attore due volte premio Oscar sull’onda del MeToo, costringendo Spacey a diffondere un comunicato in cui dichiarava per la prima volta di essere gay. L’attore non aveva mai reso noto la sua inclinazione perché traumatizzato dal padre Thomas Fowler, che lui definì «razzista e omofobo». Dichiarazioni che mandarono su tutte le furie la comunità gay per la cattiva luce in cui venivano gettati gli omosessuali.

Carriera distrutta

Le accuse di Rapp, arrivate 30 anni dopo cavalcando un movimento che mirava a condannare gli uomini senza appello, ben prima della sentenza di qualsiasi tribunale, distrussero la carriera di Kevin Spacey. L’International Academy of Television Arts & Sciences aveva revocato il premio previsto per l’attore in qualità di produttore e protagonista della serie House of Cards e Netflix l’aveva sospesa anzitempo. Ieri è arrivata il primo e fondamentale segnale di riabilitazione. Nonostante questa vittoria, Spacey dovrà affrontare altre battaglie legali in Regno Unito, dove è accusato di violenza sessuale nei confronti di tre uomini. 

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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