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Roma, 2 nov – Avrebbe compiuto ottanta anni oggi, Gigi Proietti. Tutti i canali televisivi avevano già impostato la programmazione sulla ricorrenza, riempiendo il palinsesto dei film da lui interpretati già da ieri. E così, in grande stile, l’attore romano ci ha lasciati: ci ha lasciati sulla cifra tonda, quando tutti noi eravamo pronti a festeggiare un traguardo della sua vita, non certo la morte.

Proietti: “A Roma c’è l’imbarazzo della scelta”

Stamattina nei bar di Roma si mormora “è morto Gigi”, come fosse uno di casa, un vicino di casa. Perché i romani è una figura così cara da renderlo di famiglia. “Io sono nato a Roma, in uno dei posti più belli, a via Giulia, quartiere Monti. Campo de’ fiori, via di Monserrato, piazza Farnese: il fatto è che a Roma ‘ndo coglio coglio, c’è l’imbarazzo della scelta. Auguro a Roma tutto il bene possibile, dobbiamo mettercela tutta. Vorrei che fosse più amata, soprattutto dai romani”, dichiarò Proietti in occasione dei festeggiamenti dei 150 anni di Roma Capitale. E a Roma, o per meglio dire sui suoi palchi, consolida il legame artistico con la città, rendendolo protagonista di un vero e proprio rinascimento della cultura romana. Il grande successo sul palscoscenico lo ottiene per “errore” nel 1970 (quando sostituisce Domenico Modugno, che aveva avuto un incidente) nella parte di Ademar nella commedia musicale di Garinei e Giovannini Alleluja brava gente.

Proietti, er cavaliere nero e … la Morte

Dopo tanta gavetta, poi, Proietti capisce che deve essere il protagonista del suo palco. E’ l’epoca dei famosi one man show di Proietti: il celebre A me gli occhi, please, Come mi piace e Leggero leggero. Una carrellata di personaggi formidabili, comicamente micidiali, in cui Proietti mostra il suo essere camaleontico. Proietti sa cantare, sa recitare, sa inventare, sa scriversi i copioni. Nel 1970, ad esempio, diretto da Monicelli in  Brancaleone alle crociate rivaleggia col “mattatore” per antonomasia Vittorio Gassman, interpretando ben 3 ruoli: quello del penitente “masochista” Pattume, l’eremita stilita Colombino e la Morte, la vera nemica di Brancaleone. “Sì, io ero sia il peccatore che la Morte. Solo che nel secondo ruolo nessuno mi ha mai riconosciuto” ricordò Proietti, “avevo una maschera sotto cui grondavo di sudore nel deserto. Mi sono detto: “Ma che ci vado a fare nel deserto, se tanto nessuno mi riconosce…”

Meo Patacca, Cavaradossi e Mandrake

Proietti aderisce alla storia di Roma in tutto, pure quando sceglie di recitare in Meo Patacca nel 1971 e quando, nel 1973 presta il volto (e la voce … e che voce!) a Cavaradossi ne La Tosca di Gigi Magni, con le musiche di Armando Trovajoli. Nel ’73, invece, recita anche per Elio Petri ne La proprietà non è più un furto dove recita il famoso monologo del ladro. Ma è grazie ad un ruolo solo all’apparenza meno di “spessore” che la faccia di Proietti è ora in tutte le case, in tutti i bar e trattorie di Roma: è quello del Mandrake di Febbre da cavallo il ruolo che lo consacra come paladino del popolo romano. Un film cult partito “in sordina” – non ricevette grande riscontro di pubblico al cinema, quando uscì. Strana la vita: ora er Mandrake fa parte del Pantheon delle divinità di Roma senza ombra di dubbio.

Er Virgilio de’ noantri

Proietti, per quanto pop, era uno che della cultura di Roma era un esperto: ammiratore, fanatico e raccoglitore dell’eredità di Ettore Petrolini. Il suo sodalizio con Luigi Magni, un altro poeta della storia di Roma, ha dato via al primo (e finora unico) musical sulla storia di Roma delle origini: “Di grandi ce ne stanno tanti, di Magni uno solo”, disse di lui Proietti. A loro si deve la messa in scena de I sette re di Roma, spettacolo in cui Proietti interpretava dieci o undici personaggi: i sette re capitolini, da Romolo a Tarquinio Prisco, uno dopo l’altro, il fauno Luperco, il fiume Tevere, il pastore Faustolo. Le musiche erano di Nicola Piovani, ed è un unicum. Un viaggio divertente, poetico, comico e disincantato nella storia di Roma, attraverso il quale solo lui, come un Virgilio de’ noantri, ci poteva guidare.

Mille volti, una sola uscita di scena

Come ci piace ricordarlo, dunque, Gigi (“Luigi” Proietti solo nei titoli dei vecchi film)? Come il raffinato curatore dello shakespeariano Globe Theatre di Roma, come il formidabile barzellettiere della tv anni ottanta, come il rassicurante Maresciallo Rocca, o come il povero bagnante dai piedi zozzi nel Casotto di Sergio Citti? Come il cantante dalla voce potente, mistica, che canta sul tetto di Castel Sant’Angelo Nun je da retta Roma? Proietti, per sua cifra stilistica, aveva mille volti, tutti, però, accomunati dall’amore, dall’omaggio per Roma. E Roma tutta, oggi, col cielo plumbeo di novembre, lo piange per quest’uscita di scena, dopo che tanto ci ha fatto ridere.

Ilaria Paoletti

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