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Roma, 1 lug – Il Brasile si appresta ad affrontare il Cile nei quarti di finale della Copa America, ma un po’ come sta succedendo per gli Europei e il razzismo, non si parla di calcioma di altro: la Federazione carioca è accusata di omofobia.



Brasile, il 24 e l’omofobia

La Federazione verdeoro si è vista piovere  addosso accuse di omofobia da parte delle associazioni per la difesa dei diritti Lgbt brasiliane che hanno addirittura sporto denuncia per la mancanza della maglia numero 24 tra i giocatori della Seleçao. In Brasile,  infatti, il numero 24, è comunemente associato alla comunità omosessuale.

48 ore di tempo per “giustificarsi”

A Rio de Janeiro un giudice, Ricardo Cyfer, ha addirittura dato alla alla Federazione calcio del Brasile un “ultimatum” di 48 ore per spiegare perché nessuno dei 24 giocatori convocati dall’allenatore Tite abbia scelto di indossare la maglia 24. Balza all’occhio, infatti, come nessun’altra nazionale in gara per la Copa America abbia saltato il numero 24. Per Tuttomercatoweb, è evidente anche dal fatto che il centrocampista dell’Aston Villa, Douglas Luiz, ha scelto il 25.

Gabigol e la “smorfia” discriminatoria

Nel 2020 il giocatore Gabriel Barbosa in “arte” Gabigol era diventato un eroe della comunità Lgbt quando aveva deciso di indossare la 24 “contro” i pregiudizi. In Brasile, da ormai 130 anni, esiste infatti il “Jogo do Bicho”, lotteria illegale tollerata da tutti, in cui ogni numero ha una relazione con un animale, un po’ come la Smorfia. E il 24 è associato al veado cioé il cervo: termine usato in modo dispregiativo in Brasile per indicare un omosessuale. Grande sollievo ha infatti recato in Brasile il fatto per le squadre che partecipano al Mondiale sia richiesta una rosa di 23 giocatori.

Ilaria Paoletti



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