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Mario Balotelli, primo gol con il LiverpoolManchester, 12 feb – Segnare il primo gol stagionale a febbraio può essere un momento da celebrare per un giovane esordiente, per un giocatore rientrato da un grave infortunio o per chi non ha come compito principale quello di entrare nei tabellini dei marcatori.

Ma se a segnare questo gol è un attaccante pagato 20 milioni di euro e che recepisce un ingaggio pari a 6 milioni, le celebrazioni sono un tantino esagerate. Non sembra pensarla così gran parte della stampa sportiva italiana. Mario Balotelli, emigrato in Inghilterra dopo il flop mondiale, sigla il suo primo gol a febbraio e riceve titoloni di giornale: “Liverpool cambia musica. Si suona il Balotelli rock”, “A Balotelli basta un gol per riprendersi Liverpool”, sono due esempi.

Torniamo alla cronaca. Martedì sera si è giocata la partita di Premier League tra Liverpool e Tottenham. Mario Balotelli è entrato al settantaquattresimo e dopo nove minuti ha segnato il gol del definitivo 3-2 con cui il Liverpool ha battuto il Tottenham. Un gol importante per la classifica dei “reds”che si portano a -1 dai londinesi di Pochettino, ma anche e soprattutto per il morale dell’attaccante italiano che ha finalmente segnato la prima rete in Premier League con la maglia del club di Anfield Road.

Se su questo non ci sono dubbi, lasciano allibiti le celebrazioni riservate dai media al giocatore. D’altronde basterebbe ripercorrere la carriera di Balotelli per vedere come, nonostante le grandi aspettative, non sia mai riuscito a dimostrare di meritare tutte le attenzioni e i palcoscenici riservatigli dai media italiani e non solo. Oppure basterebbe analizzare il recente abbandono del ritiro con l’Italia: un giocatore che non si mette a disposizione del commissario tecnico della sua nazionale e che, nonostante risultati negativi in serie, continua ad ergersi a primadonna, può essere considerato un campione?

Viene da chiedersi, quindi, come mai non vengono dedicate le stesse attenzioni ad un altro attaccante italiano che gioca in Premier League e che sta dimostrando grande talento. Parliamo di quel Graziano Pellè, a dicembre elogiato da un maestro del calcio internazionale come Van Gaal: “Non sono sorpreso dal successo di Graziano Pellè. Lo comprai all’AZ Alkmaar perché era un’ottima soluzione offensiva. Lo stesso discorso vale per Robin van Persie, non sono solo calciatori in grado di segnare. Sono creativi e sono capaci di vedere i compagni che gli stanno intorno. Forse sono più sbalordito dal fatto che abbia segnato nove reti, ma lo può fare”.

Oggi le reti sono 12 in 30 partite, ma Pellè, probabilmente, non ha nessuna intenzione di specchiarsi. Ad ottobre dopo essere stato nominato miglior giocatore del mese in Premier, dichiarò: “Sono molto felice di quanto sto facendo da un paio d’anni. Ho vissuto bei momenti in carriera, ma ora sto giocando a un livello più alto, sto raggiungendo obiettivi per cui ho lavorato per tutta la carriera giorno dopo giorno, ma non ho intenzione di fermarmi: è solo l’inizio”. Ed a proposito del suo debutto in Nazionale, affermò: “E’ bellissimo sentirsi parte dell’Italia e tentare di dare un contributo. Cantare l’inno è una sensazione inesplicabile”.

Non sarebbe quindi più consono elogiare un calciatore che ha fatto del sacrificio e dell’impegno i mezzi per arrivare al successo? O si preferisce continuare a spingere un giocatore che al momento è ricordato più per le “balotellate” che per altro?

Renato Montagnolo

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