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Negazionismo aggravante di reatoRoma, 12 feb – Arriva l’aggravante di “negazionismo”, ce lo chiede l’Europa. L’aula del Senato ieri ha votato sì al ddl che cambia la legge Reale inserendo la nuova fattispecie. Ora il testo deve passare all’esame della Camera. I sì sono stati 234, 8 gli astenuti e 3 i no.

Il Parlamento italiano si avvia quindi a considerare il negazionismo un’aggravante di reato e per la prima volta entra in una legge italiana la parola Shoah. L’Italia, del resto, si limita a recepire la direttiva europea che obbliga gli Stati membri a combattere e a sanzionare certe espressioni di “razzismo”, “xenofobia” e “istigazione all’odio”. E tanti saluti alla tradizione di pragmatismo giuridico e tolleranza che distingueva la nostra legislazione da quella draconiana di altri paesi europei.

La soluzione trovata a Palazzo Madama è del resto cerchiobottista: non sarà reato fare revisionismo olocaustico di per sé. Così recita invece il testo: “La pena è aumentata se la propaganda, la pubblica istigazione e il pubblico incitamento si fondano in tutto o in parte sulla negazione della Shoah ovvero dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale, ratificato ai sensi della legge 12 luglio 1999, n. 232.

“Sono insieme commosso e orgoglioso per il segnale forte che viene dal Paese rispetto ad ogni tentativo di negazionismo” è stato il commento del presidente della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Pacifici. Mentre secondo Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei), si tratta “un provvedimento che costituisce un baluardo per la difesa della libertà di tutti”. ”Sono leggi importanti, specialmente nei paesi dove la Shoah ha avuto luogo”, ha detto all’Ansa il direttore del Centro Wiesenthal di Gerusalemme Efraim Zuroff.

Pocchissime le voci contrarie levatesi a Palazzo Madama. Tra queste quella della senatrice a vita Elena Cattaneo, che si è astenuta. Pur dichiarando di ritenere i revisionisti dei “ciarlatani”, la senatrice ha detto che “non è ammissibile imporre limiti alla ricerca e allo studio di una teoria. Nei paesi che hanno adottato leggi contro negazionismo i media sono diventati cassa di risonanza per queste teorie”.

Fra gli studiosi, del resto, a differenza che fra i politici, queste leggi ruffiane non hanno mai trovato grande simpatia e in passato vi fu addirittura un appello di storici, tutti di ambiente accademico e non sospettabili di simpatie “negazioniste”, per impedire che le leggi in materia si facessero più stringenti.

Altro astenuto il senatore del Psi Enrico Buemi, secondo il quale con le vie giudiziarie si rischia di fare un “buco nell’acqua”. In dissenso dal gruppo Ncd-Udc hanno votato i senatori Luigi Compagna e Carlo Giovanardi. Singolare la motivazione di quest’ultimo: “Questo disegno di legge limita la libertà di pensiero e di ricerca storiografica” e rischia di “trasformarsi in un boomerang terribile per gli stessi ebrei” poiché “mettiamo che qualche organismo internazionale condanni Israele per presunti crimini di guerra a Gaza o nei territori palestinesi. Che succede? Non posso più difendere o fare ‘propaganda’ a favore per Israele perché rischio una condanna? E allora devo invece sostenere che gli israeliani commettono crimini di guerra o contro l’umanità? E’ una situazione assurda. La prima vittima di questa legge assurda rischia di essere proprio la comunità ebraica”.

Adriano Scianca

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