Roma, 21 feb — Arrivare al traguardo di una massacrante 50 km di fondo, una delle discipline più dure delle Olimpiadi invernali e rendersi conto di avere il pene congelato: è quanto successo allo sciatore finlandese Remi Lindholm, la cui disavventura ha messo il sigillo sulla fine dei Giochi olimpici di Pechino 2022. La gara, in realtà, era stata ridotta dagli organizzatori di 20 km, proprio per fare fronte alle condizioni meteorologiche estreme — un freddo ingestibile, che avrebbe messo a repentaglio l’incolumità dei partecipanti, i quali sono comunque arrivati stremati all’arrivo. E per Lindholm, che si è piazzato 28.mo nella gara dominata dai russi Bolshunov e Yakimushkin, i problemi non hanno riguardato solo la fatica…   

Lo sciatore con il pene congelato

E’ stato lo stesso sciatore a raccontare ai microfoni della Reuters quanto gli è accaduto, al termine della gara del 19 febbraio. «E’ stata una delle peggiori competizioni a cui ho partecipato, si trattava solo di combattere», ha spiegato l’atleta finlandese. Per poi chiosare, con un certo senso dell’umorismo: «Potete indovinare quale parte del corpo era un po’ congelata…». Le tute utilizzate dagli atleti sono sottilissime per garantire maggiore aerodinamicità e agilità nei movimenti: di certo non sufficienti a proteggere il corpo in condizioni talmente estreme. Lindholm ha in seguito riferito di aver applicato un impacco caldo sul proprio pene per «scongelarlo». Procedimento che non è certo privo di criticità, primo tra tutti il dolore: «Quando le parti del corpo hanno iniziato a riscaldarsi dopo il traguardo, il dolore era insopportabile». 

E non è nemmeno la prima volta 

A quanto pare l’atleta finlandese è un veterano del pene congelato. Non è infatti la prima volta che Lindholm deve vivere quest’incubo. In una gara simile a Ruka, in Finlandia, lo sciatore ha dovuto affrontare un altro caso di morso del freddo alle parti basse.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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