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Roma, 24 gen – L’egiziano Mohamed Salah è sempre più vicino alla Roma. La società giallorossa sta fiaccando le resistenze del Chelsea, offrendo subito 500.000 euro per il prestito fissando il riscatto a 17 milioni, senza obbligo, ma al raggiungimento di determinati risultati sportivi. Ai Blues andrà poi un milione se la Roma riuscirà a qualificarsi per la Champions League.

L’ambiente giallorosso ha seguito piuttosto freddamente questa trattativa, e continua a sperare che il d.s. Sabatini porti nella capitale un nome forte a cui aggrapparsi per la rincorsa alla Juventus, già distante 5 punti. La Comunità Ebraica romana, al contrario, segue con interesse la vicende, ritenendo Salah antisemita, e per questo, si legge in una nota di questa mattina,”vigilerà i comportamenti etici, nel calcio e non solo, pronta a denunciare comportamenti ambigui“. Ieri a parlare era stato il presidente del Maccabi Italia Vittorio Pavoncello che su twitter ha ribadito a Salah lo status di “persona non gradita”: «No a Salah alla Roma, non vogliamo razzisti». Il possibile affare di mercato tra la Roma e l’egiziano crea già polemiche. «Non dev’esserci spazio per i razzisti. Come potremmo continuare a tifare Roma se dovesse ingaggiare un antisemita

vitpavGli episodi che hanno alimentato le voci di un presunto antisemitismo di Salah,  risalgono a due anni fa, quando il giocatore militava nel Basilea. La squadra svizzera affrontò il Maccabi Tel Aviv nelle qualificazioni di Champions League e per due volte l’egiziano evitò di stringere la mano agli avversari come è consuetudine prima della partita. All’ andata, in Svizzera, lasciò le scarpette ai bordi del campo e tornò a mettersele mentre i suoi compagni stringevano la mano ai giocatori del Maccabi. Al ritorno, in Israele, salutò gli avversari con un “pugno-contro-pugno”, non stringendogli anche in questo caso la mano. Affermò inoltre, alla vigilia di quella gara di voler vincere per «non permettere alla bandiera sionista di sventolare in Champions».

L’antisemitismo, ci pare, è molto difficile da ravvisare in quanto il giocatore è egiziano e quindi lui stesso semita. Fa riflettere, poi, il fatto che a pochi giorni dagli appelli alla libertà d’espressione che  sono seguiti alla strage di Parigi, non si riconosca a un calciatore la facoltà di non vedere di buon occhio la politica d’Israele in territorio palestinese.

Rolando Mancini

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