barometro_turismoRoma, 24 gen – Grande incertezza e volatilità: così si potrebbe caratterizzare il comparto turistico italiano nel 2014, che costringe le imprese alberghiere a navigare a vista senza potere programmare gli investimenti e aumentare gli organici.

Limitatamente al settore alberghiero, si registrata una buona tenuta dei turisti stranieri che continuano ad apprezzare le bellezze tricolori, ma soltanto una “micro-ripresa” delle presenze italiane (+0,6%) che continua a far soffrire le vaste aeree che si rivolgono in prevalenza al mercato interno. Anche il 2014 si chiude con un consuntivo in bianco e nero per il sistema turistico alberghiero italiano e le speranze di una svolta si affidano sull’Expo ormai alle porte.

Quando invece si consideri l’intero settore dell’accoglienza turistica, quindi, oltre agli alberghi e strutture simili, anche gli alloggi per vacanze e altre strutture per brevi soggiorni, aree di campeggio e aree attrezzate per camper e roulotte, il barometro volge decisamente al brutto: considerando i 12 mesi tra novembre e ottobre dell’anno successivo, si osserva una diminuzione delle presenze complessive del 1,6% tra il 2013 e il 2014, causata da una sostenuta flessione del turismo interno (-2,8%) e in misura minore di quello dall’estero (-0,3%).

Partiamo dal settore alberghiero. “Il 2014 per il turismo italiano è stato un anno a corrente alternata, che chiude i conti con le ulteriori flessioni dei fatturati e del numero degli occupati”. È questo il commento del presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, all’esame del consuntivo del sistema turistico-alberghiero per l’anno da poco trascorso.

I turisti stranieri ancora una volta hanno confermato l’attaccamento al nostro Paese con una crescita dell’1,5% delle presenze in albergo, -prosegue Bocca- consolidando un risultato pari a +6,8% negli ultimi tre anni, mentre la domanda italiana, pur in presenza di un timido segnale positivo (+0,6% nel 2014), rimane saldamente attestata sotto i livelli del 2011 (periodo dal quale si assomma un -7,65% di pernottamenti).

La clientela straniera però -evidenzia il presidente degli albergatori italiani- non si distribuisce omogeneamente su tutta la penisola e, di conseguenza, desta particolare preoccupazione la condizione di profonda sofferenza delle località che si rivolgono in prevalenza al mercato interno.

Hotel Domina Coral Bay Zagarella
Hotel Domina Coral Bay Zagarella, Sicilia

La flessione dei lavoratori, inoltre, -aggiunge Bocca- si è attestata ad un -1,7%, frutto di un -3,2% di lavoratori a tempo indeterminato ed un -0,2% di quelli a tempo determinato, a conferma del fatto che le imprese sono costrette a navigare a vista, private della possibilità di programmare gli investimenti e questo blocco si ripercuote inevitabilmente anche sulla consistenza degli organici”. I trend rilevati dal Centro studi di Federalberghi trovano puntuale conferma in altri autorevoli osservatori come Bankitalia che, durante il periodo gennaio-ottobre 2014, ha registrato un +3,3% delle spese dei viaggiatori stranieri in Italia e l’Istat che, durante il periodo gennaio-settembre 2014, ha rilevato un’ennesima diminuzione del fatturato dei servizi di alloggio (-0,2%), ancor più preoccupante se si considera il -2,7% rilevato nel terzo trimestre 2014, quello che comprende la stagione estiva durante la quale si concentra una parte cospicua del giro d’affari del settore.

Mentre i ricavi calano, -osserva Bocca- i costi aumentano con la progressiva crescita della pressione fiscale che assume un peso opprimente, accanendosi su imprese in perdita, costrette ad indebitarsi per pagare le tasse ed i contributi. Il caso eclatante del comune di Roma, che programma di portare a 10 euro a notte la tassa di soggiorno, la dice lunga sulla follia di un sistema che, anziché incentivare l’arrivo e la permanenza dei turisti, che portano ricchezza al Paese, li scoraggia con l’applicazione di gabelle, invogliandoli a dirigersi verso altre destinazioni concorrenti, che non applicano questa tassa o la mantengono ad un livello molto più basso.

Il 2015 -ricorda Bocca- si apre sotto il segno dell’Expo, grande appuntamento al quale l’Italia dovrà presentarsi forte e coesa, con l’obiettivo di trasmettere al mondo l’immagine di un Paese efficiente ed ospitale, per rafforzare l’appeal del nostro brand anche per gli anni a venire. È quindi più che mai urgente, uscire dalla situazione di stallo in cui versa il sistema di promozione del nostro Paese, con un ENIT commissariato da mesi, che ha inopinatamente decapitato le proprie delegazioni estere.

Confidiamo quindi -stigmatizza Bocca- in un contributo positivo dell’area del dollaro, sotto la spinta del tasso di cambio favorevole, mentre purtroppo una notevole contrazione si sta registrando sul mercato russo. Da non trascurare inoltre l’effetto negativo che crisi internazionali di vario genere possono generare sull’andamento del settore. Ed auspichiamo pertanto la celere definizione dei provvedimenti attuativi previsti dal decreto turismo, -conclude il presidente di Federalberghi- che il Governo avrebbe dovuto adottare da mesi, strumenti utili anche se non sufficienti per sostenere la riqualificazione delle strutture turistiche e lo sviluppo del settore”.

Passando a considerare l’intero settore dell’accoglienza, come già accennato i dati Istat, aggiornati a ottobre 2014, raccontano una storia ancora peggiore.

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Presenze turistiche in Italia – dati Istat

La flessione del 1,6% delle presenze complessive nell’ultimo anno si somma infatti a un ridimensionamento ben più grande a partire dal 2011, pari al 4,3%, dovuto in grandissima parte al turismo interno (-11,5%) mentre quello estero ha segnato un trend leggermente positivo (+4,3%), che sale al +13% rispetto al 2007, a fronte di un crollo di quello nazionale pari al -12,3%.

In altre parole, mentre gli Italiani già dal 2008 perdono costantemente posizioni, con un balzo negativo record tra 2011 e 2012, anche il flusso dall’estero mostra per la prima volta nel 2014 un preoccupante segnale di cedimento, probabilmente a significare che la crisi che ha morso prima e più duramente in Italia comincia a farsi sentire anche al di fuori, nonostante prezzi stabili e contenuti e l’instabilità politica e sociale, quando non militare, che affligge altre tradizionali mete extra-europee.

Evidentemente, le politiche di accoglienza a dir poco stravaganti, come quella del Comune di Roma di cui parla il presidente di Federalberghi, non aiutano. Ma c’è molto di più, e purtroppo di strutturale.

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Presenze e ricettività turistica nelle regioni italiane – dati ONT

I dati dell’Osservatorio nazionale del turismo, relativi all’anno 2012, raccontano infatti una storia dolorosa di incredibile arretratezza del nostro sud, resa evidente dai grafici a fianco.

Se non stupiscono i dati sulle presenze turistiche (grafico a sinistra) in regioni come Veneto e Toscana, già il dato più contenuto del Lazio lascia un po’ interdetti, ma è con regioni come Sicilia, Calabria, Puglia e Sardegna che si rimane senza parole: tutte e quattro sommate raggiungono a malapena il risultato del Trentino-Alto Adige, rimanendo lontanissime dal solo Veneto. Oppure la Campania, che supera di poco la metà delle presenze della sola provincia autonoma di Bolzano.

Inspiegabile? No, se osserviamo che il tasso di ricettività turistica (grafico a destra) nelle predette regioni meridionali si colloca tra i più bassi d’Italia, fatta parziale eccezione per la Calabria e la Sardegna che però, contando su una popolazione relativamente scarsa, in termini assoluti non offrono un’accoglienza adeguata. Il tutto, lontanissimo dai dati strabilianti del Trentino-Alto Adige e della Valle d’Aosta, così come da quelli molto elevati della Toscana e del Veneto, regioni per altro assai popolate.

Se all’offerta turistica locale si aggiunge la cronica mancanza di infrastrutture, di collegamento sia a lunga distanza sia locale, così come l’incuria del territorio – gestione dei rifiuti e della depurazione delle acque in primo luogo – e probabilmente una radicata scarsa propensione all’iniziativa di origine assistenzialista e clientelare, nonché ovviamente mafiosa, emerge un quadro che vorrebbe nell’investimento pubblico mirato a opere di grande valore e lungimiranza l’unica possibilità per invertire una tendenza che rischia di affossare una delle risorse fondamentali del Paese più bello del mondo.

Francesco Meneguzzo

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