Piacenza, 23 apr – Gli occhi lucidi, il cordoglio che traspare nel calore degli abbracci. E soprattutto tanto silenzio. Scene a cui assistiamo normalmente in occasione di un funerale. Queste esequie di “normale” hanno però ben poco. Non solo perché il compianto si chiamava Davide Reboli, volto universalmente noto del mondo ultrà italiano, ma anche perché il luogo scelto per l’ultimo saluto è decisamente insolito: lo stadio Leonardo Garilli di Piacenza, lì dove aveva vissuto da protagonista per almeno tre decenni.

Era lo scorso 14 aprile quando una notizia ferale scuote il capoluogo ai confini dell’Emilia: Davide Reboli, 53 anni, è morto improvvisamente. Insieme al fratello maggiore Marco – a sua volta mancato prematuramente a 59 anni, nel 2018 – avevano retto le sorti della Curva Nord di Piacenza. Quella che oggi si stringe attorno al fratello minore Daniele, ultimo testimone di una tradizione “di famiglia”. L’abbraccio arriva anche dalle curve di mezza Italia, a testimonianza di un rispetto che trascende colori e rivalità.

davide reboli camera ardente
La camera ardente di Davide Reboli, allestita sotto la Curva Nord dello stadio Leonardo Garilli di Piacenza

I funerali di Davide Reboli nel “suo” stadio

Negli stadi abbiamo visto accadere di ogni. C’è chi ha chiesto la mano alla propria fidanzata e chi l’ha addirittura sposata, si sono consumate gioie e dolori, scontri, sfottò, commemorazioni di chi non c’era più. Mai, a memoria, avevamo però assistito alla celebrazione di un funerale vero e proprio. Ha dovuto lasciarci Davide Reboli perché vi potessimo assistere, grazie anche al bel gesto di amministrazione comunale e società (la quale a sua volta aveva, sabato scorso, garantito anche l’accesso gratuito nei settori popolari in occasione l’incontro che il Piacenza giocava in casa), unite nella decisione di volerlo ricordare dove meritava: in quella che era e sarà sempre casa sua.

Nicola Mattei

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