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roma curva s Roma, 4 feb – La Fiorentina sbanca l’Olimpico con una doppietta di  Mario Gomez  nella gara di Coppa Italia valida per accedere alle  semifinali e sancisce definitivamente aperta la crisi in casa Roma. La  squadra a fine partita è stata chiamata a rapporto sotto la curva dove  non è stata salutata dal “vinceremo il tricolor” cantato dopo le  sconfitte in Champions League, ma da una sonora bordata di fischi.

La debacle di ieri sera conferma un trend negativo che va avanti ormai  da fine novembre. In questo inizio di 2015 i giallorossi sono riusciti a  conquistare  i tre punti solo nelle due contestate partite di campionato  e coppa con Udinese ed Empoli,  poi solo pareggi strappati per il rotto della cuffia.

Ma quali sono i fattori di questa involuzione?

Dal punto di vista del gioco, la Roma tutta verticalizzazioni, tiri in porta da lontano ammirata ed apprezzata lo scorso anno è sparita. In questa stagione infatti la squadra di Garcia ha optato per un diverso approccio alla gara privilegiando il possesso palla (la media e del 62% contro il 59 dello scorso anno) a scapito delle giocate in velocità. Numeri da far invidia al Barca di Guardiola se non fosse per  la scarsa capacità di cambiare passo in fase offensiva che chiaramente rende difficile realizzare occasioni da gol. Ieri si sono contati due tiri in porta.

E se l’attacco è in sofferenza, la difesa non aiuta. Gli innesti di Astori e Yanga-Mbiwa non sono all’altezza per colmare il vuoto lasciato da Benatia e il solo Manolas (per rendimento il migliore fino ad ora) non riesce a tamponare l’assenza di Castan che rimane il difensore più forte della rosa. A ciò si aggiunga la precaria condizione fisica di Maicon che non garantisce la spinta dello scorso anno e l’andamento altalenante di Holebas che nonostante tutto sta facendo meglio della delusione Cole.

Capitolo infortuni. Ad aggravare le deludenti prestazioni c’è la componente fisica ed atletica. La recente ricaduta di Strootman avvenuta nella gara di campionato proprio contro i viola e la doppia lesione di Iturbe rimediata sabato sera, quando entrambi i giocatori sembravano aver ingranato la marcia giusta, a questo punto della stagione hanno un peso non indifferente. Tuttavia se queste lesioni che interessano le articolazioni possono dirsi legate alla sfortuna,  non può sfuggire però che dall’inizio della stagione si sono registrati più di 15 infortuni muscolari. Tanti. Troppi. Come se non bastasse la Roma, a febbraio, sembra in debito di ossigeno ogni volta che scende in campo. Giocatori sempre in ritardo sul pallone e fase di pressing che logicamente ne risente. Forse i dubbi sulla preparazione atletica di agosto non erano così infondati.

Ad accompagnare la fragilità fisica riscontrata fino ad ora, c’è anche una condizione mentale che appare fortemente compromessa. Ad inizio stagione tutto lasciava presumere che ormai il salto di qualità era stato fatto poi è arrivata la batosta con il Bayern e tanti saluti alla “chiesa rimessa al centro del villaggio”. Il gol subito a un minuto dalla fine con il CSKA e la partita con il Sassuolo dopo la bella gara con l’Inter (ultima vittoria in casa), forse più di tutto hanno ridimensionato l’immagine che la squadra aveva di sé ed ora al contrario di come dovrebbe gestire una partita una grande squadra, la Roma si scompone facilmente cadendo spesso in confusione.

Come se non bastasse la Coppa d’Africa ha privato la squadra capitolina del suo giocatore più pericoloso (e questo la dice lunga sulla mediocrità del campionato italiano), Gervinho, l’unico di questa rosa veramente in grado di spaccare le partite.

Rudi Garcia ora deve correre ai ripari lavorando intensamente per recuperare tutte le energie fisiche e mentali. E forse sarà per lui un compito più complicato di quando ha raccolto la squadra dopo lo sfacelo del campionato 2012/13.

Con l’uscita dalla Coppa Italia e la corsa scudetto fortemente compromessa, il momento per i giallorossi è davvero delicato. E forse è il caso che a Trigoria smettano di snobbare l’Europa League, unico obiettivo rimasto per salvare la stagione.

Alberto Maglio

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