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6nRoma, 8 feb – L’Italia del rugby smentisce i pronostici dei bookmakers inglesi, che la vedevano sconfitta per 13-23, e si fa asfaltare dall’Irlanda con un perentorio 3-26. Gli azzurri scendono in campo in un Olimpico gremito e caloroso, pronto a trascinare Parisse e compagni fin dall’inno di Mameli: un Fratelli d’Italia che si è levato poderoso dagli spalti, inondando il Foro italico e illudendo tutti sul fatto che l’impresa fosse possibile. Irlandesi uniti dal mitico Ireland call, inno rugbistico che unisce l’isola sotto la palla ovale e annulla le confessioni religiose e le appartenenze politiche. Loro nella tradizionale maglia verde, noi con la divisa nuova che ricorda il pigiama buono della gita alle medie e rende meno vergognoso il plaid post prandiale di noi rugbisti da divano.

Pronti, via e in nove minuti confermiamo una serie di luoghi comuni sull’italiano medio: disordinati, indisciplinati, fuori dagli schemi. Gli irlandesi, per la prima volta all’Olimpico dopo il ritiro di Brian O’Driscoll, eseguono a memoria il compitino senza strafare, più per i dubbi relativi alle assenze che per il gioco del nostro XV. Gli ospiti seguono la regia magistrale del mediano di mischia Conor Murray, eletto alla fine Man of the match, e si aggrappano alla leggenda vivente Paul O’Connell, uno per il quale il tempo sembra essersi fermato e che sta al gioco di mischia come Napoleone alla tattica militare.

mischiajpgL’Italia arranca, in attesa di una Waterloo del pack dei trifogli che non arriverà. L’apertura Keatley non fa rimpiangere l’infortunato Sexton, tanto dalla piazzola quanto nel gioco tattico; noi portiamo a casa tre punti di Haimona in chiusura della prima frazione e saranno gli unici dell’incontro. La ripresa vede l’Irlanda in campo con una tattica di gioco diversa: logorano la nostra difesa con una serie impressionante di fasi e continui raggruppamenti. Una goccia che scava la roccia e mette in ginocchio i nostri. Zanni è costretto ad abbandonare per infortunio, Ghiraldini, fino a quel momento tra i migliori, prende un cartellino giallo dopo l’ennesima moul fatta crollare e va in panca per dieci minuti.

Con l’uomo in più Murray preme sull’acceleratore e uccide la partita, portando i suoi a capitalizzare tutto il possibile fino al 26-3 finale. Nelle ultime fasi di gioco gli azzurri hanno una reazione, orgogliosa ma poco lucida. Allan, subentrato a metà ripresa, offre una cabina di regia migliore rispetto ad Haimona, spostato nel ruolo di centro: proprio loro costruiscono l’azione della meta azzurra, non convalidata dal Tmo per un impercettibile tocco di mano di Parisse, invisibile a occhio nudo. Nel rugby funziona così, nessuno regala niente, e ora ci attende il catino di Twickenham e un’Inghilterra galvanizzata dal successo in Galles. Serviranno cospicue scorte di birra.

Francesco Pezzuto

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