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Roma, 16 lug – Spesso l’obiezione di chi ci propone nuovi accattivanti modelli di famiglia, tra i quali i fan del Ddl Zan, è che quella “tradizionale” è piena di problemi. Un sillogismo che esclude aprioristicamente che quelle “diverse”, magari omogenitoriali, magari con mammà surrogata, invece, ne siano prive o addirittura che siano migliori. Chiunque sia madre, padre o addirittura figlio sa bene che la famiglia felice da Mulino Bianco non è mai esistita e che l’amore non guarisce tutto. Questo non vuol dire che bisogna gettare tonnellate di letame addosso al modello tradizionale di famiglia. E a volte un film può dire molto più di quanto possano decine di filosofi, influencer e intellettuali. E sebbene Hollywood et co. sappiano bene da che parte stare (spoiler: ha una bandiera arcobaleno) gioco forza negli anni ci ha offerto grandi esempi …. normali.



5) Captain Fantastic

Captain Fantastic è un film del 2016 scritto e diretto da Matt Ross. Protagonista del film è Viggo Mortensen nel ruolo di un padre che ha vissuto in totale isolamento con la sua famiglia per oltre un decennio, lontano dalla società “consumistica”, nei boschi della costa nord occidentale degli Stati Uniti. Ben Cash e la sua famiglia, con figli dai 20 ai 7 anni, vivono cacciando e coltivando.  L’illusione di Ben è quella di crescere i suoi figli in modo perfetto, preparandoli fisicamente e intellettualmente, facendoli vivere tra natura, allenamento e libri. Ma la famiglia Cash è tradizionale in quanto composta da mamma, papà, figli, natura e un’educazione rigida sebbene anticonformista, perché intellettualmente sono marxisti e antireligiosi sebbene l’educazione impartita risvegli nei ragazzi anche una giusta volontà di scoprire le cose nel loro modo. Quando la madre dei ragazzi muori distante dalla famiglia, padre e figli usciranno dall’isolamento per un viaggio on the road verso il Nuovo Messico per assistere al funerale della donna, nonostante l’opposizione del nonno, al quale dimostreranno di essere degni del nome “famiglia”.

4) Parenti Serpenti

Cosa dicevamo sul fatto che la famiglia “tradizionale” non è da difendere perché è quella del Mulino Bianco? In questo film del 1992, diretto dal grande Mario Monicelli, vivono e si sfogano tutte le contraddizioni di un nucleo famigliare. Siamo a Sulmona, in Abruzzo, nella casa dei nonni, Saverio e della moglie Trieste. Alle festività natalizie partecipano le famiglie dei quattro figli della coppia, tra nevrotiche impiegate statali, elettori della Dc, comunisti, casalinghe vogliose e tutto il corollario dei vizietti di provincia. C’è anche spazio per un personaggio gay. Tra cenoni e scambi di doni la coppia nonno e nonna sgancia la bomba: non ce la fanno più a vivere da soli quindi lasciano ai figli la decisione di chi si dovrà occupare di loro in cambio della loro casa e della loro pensione. Pensate a un lieto fine? Beh, insomma … il film è tutto narrato dal punto di vista di Mauro, il piccolo di casa, ignorato da tutti ma che ama tanto i nonni – e che farà saltare il banco.

3) The Family Man

The Family Man, film del 2000 diretto da Brett Ratner con protagonista Nicolas, è incentrato su un uomo a cui viene data la possibilità di vivere la vita che avrebbe potuto avere, con una moglie, una famiglia e tanti problemi, se avesse preso una decisione diversa 13 anni prima. Jack Campbell (Cage) è un affarista di Wall Street, con donne da mozzafiato, Ferrari e case di lusso. Il giorno di Natale scopre  che la sua ex fidanzata, Kate, ha cercato di chiamarlo dopo tredici anni. Lo stesso giorno sventa una rapina e, per ringraziarlo, un uomo gli offre il suo aiuto. Quello che Jack non sa è che la mattina seguente, il giorno di Natale, si sveglierà in una camera da letto con Kate e due figli. Nessuno della sua vita precedente lo conosce. Quando incontra l’uomo che ha salvato dalla rapina, questi gli dice che sta vivendo un “assaggio” di come sarebbe stata la sua vita se avesse fatto altre scelte e che sarebbe tornato al lusso solitario di prima solo a “lezione imparata”. Che lezione sia, non ve lo dico: ma è meno scontata di quello che pensate.

2) La famiglia Addams

La famiglia Addams  è un film ormai cult del 1991 diretto da Barry Sonnenfeld, adattamento delle vignette di Charles Addams con protagonisti i personaggi della famiglia Addams, nonché al telefilm degli anni sessanta. Il film iniia con zio Fester Addams, il fratello di Gomez Addams, è scomparso da venticinque anni dopo una lite. Ogni anni cercano di contattarlo con una seduta spiritica ma niente. L’avvocato degli Addams, Tully Alford, contrae dei debiti e pensa bene di rubare, con uno stratagemma (l’uomo a cui deve dei soldi  è straordinariamente somigliante allo zio Fester), i soldi dei ricchi forzieri degli Addams. Quello con cui non fa i conti, però, è che la famiglia Addams è sì macabra, assurda e sui generis ma anche unita e complice – tanto che lo zio Fester “finto” ne rimarrà affascinato. Mostri, si, ma più amorevoli di tanti “normali”.

1 –  La Famiglia

La famiglia,  film del 1987 di Ettore Scola, ci fa capire subito qual è il fulcro del discorso, sin dal titolo. Non illudetevi. Ambientato a Roma, nel quartiere Prati, segue le vicende di una famiglia dal 1907 a 1987. Il protagonista e io narrante è Carlo (Vittorio Gassman). E il film inizia col suo battesimo per arrivare al suo ottantesimo compleanno. Il film, in pratica, è corale ma non esce mai da casa. Parla di tutto: parla d’amore, di politica, di società. Una società che cambia e alla quale la famiglia, quella del film ma anche quella in generale, non può opporsi con le sue sole forze. Può solo adattarsi. Ettore Scola, che con questo film è stato nominato a miglior film straniero agli Oscar e ha fatto incetta di David di Donatello, crea un’opera corae in cui la protagonista assoluta è la famiglia, appunto, coi suoi difetti, i suoi dolori, le sue mancanze, ma che è sempre un simbolo e un soggetto reale, variante eppure immutabile. Con buona pace di chi lo vuole disgregare in tutti i sensi.

Ilaria Paoletti



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1 commento

  1. Complimenti per l’articolo. Vorrei aggiungere come spunto di riflessione “Cose nostre – malavita.” È una divertente commedia del 2013. Così come nei film da te citati il fil rouge è sempre la complicità.

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