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Roma, 17 mar – La bufera sul vaccino AstraZeneca, al momento sospeso, ha riaperto il dibattito sullo Sputnik V. E’ possibile adottare da subito (o a breve) il vaccino russo in Italia? Pierpaolo Sileri, in un’intervista rilasciata a Repubblica, ribadisce che no, per utilizzare lo Sputnik “serve l’autorizzazione dell’Ema, la arriverà non prima di cinque-otto settimane”. Dunque il vaccino russo nell’immediato “non può sostituire” quello di AstraZeneca, dice il sottosegretario alla Salute.

Sileri: “Sputnik potrebbe fare domanda all’Aifa”

Serve tempo allora. Ma il tempo è sempre meno, se non altro per evitarci un altro anno di guai sanitari, chiusure e incertezze. Non si potrebbero dunque accorciare i tempi? “Sputnik dovrebbe fare domanda all’Aifa, per una autorizzazione interna, che riguarda l’Italia. L’Aifa – spiega Sileri – potrebbe dare il via libera per un progetto di ricerca che riguarderebbe qualche centinaia di migliaia di dosi, che andrebbero somministrate ad altrettanti cittadini su base volontaria”.

Il sottosegretario alla Salute precisa poi cosa intende per “progetto di ricerca” che Sputnik dovrebbe presentare all’Agenzia italiana del farmaco. “C’è il precedente che riguarda le dosi per le cure con gli anticorpi monoclonali. E sui vaccini c’è il caso dell’ente regolatore inglese, che a novembre aveva autorizzato 500mila dosi di Pfizer. Si tratta di un iter d’emergenza che non vale per l’uso commerciale”. Insomma, “non risolverebbe il problema della sostituzione delle dosi AstraZeneca”, afferma Sileri.

“AstraZeneca sarà utilizzabile, altrimenti…”

Sta di fatto però che un modo per introdurre il vaccino russo in Italia, senza attendere l’approvazione dell’Ema, ci sarebbe. “Certo, va valutato il fatto che saremmo fuori dall’accordo con l’Europa“, precisa Sileri. Tuttavia, in emergenza si possono bypassare le lungaggini burocratiche? Sia come sia, il sottosegretario alla Salute è convinto che domani l’Agenzia europea del farmaco “revocherà la sospensione temporanea” di AstraZeneca. “Perché il numero di casi sospetti accertati è davvero troppo esiguo per stabilire un nesso di causalità”.

Altrimenti c’è un’altra opzione da considerare. “L’altra strada – afferma Sileri – è che l’Europa faccia pressione su Johnson&Johnson affinché riduca i tempi di consegna, fissati al momento in un mese. Siccome Johnson&Johnson è una monodose il vantaggio sarebbe doppio perché ci consentirebbe di mettere subito in sicurezza un gran numero di persone”. Se questo poi non fosse possibile, Sileri suggerisce di “posticipare di tre-quattro settimane la seconda dose di Pfizer e Moderna. Le dosi del richiamo si potrebbero utilizzare per vaccinare le persone più fragili”.

Alessandro Della Guglia

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1 commento

  1. L’ Ema, un pachiderma di magna-magna, eventualmente gestibili in tempi biblici, ben poco pronti per l’ immediato. Strano che non è giunta in Italia… Già è nella più elastica Olanda!

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