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Roma, 17 mar – “Due metri di distanza quando si mangia“: arriva il nuovo documento dell’Iss e dell’Inail (con Aifa e ministero della Salute) sulle norme anti-contagio e la vaccinazione. Le nuove indicazioni rendono ancora più complicato convivere con la pandemia per gli italiani, già alle prese con una riedizione del lockdown 2020. Per esempio, chi da vaccinato è entrato in contatto con un positivo deve comunque fare la quarantena. Ancora, i vaccinati si possono reinfettare, perché “la durata della protezione non è stata ancora definita”.



Iss-Inail: “A causa delle varianti aumentare distanza fino a due metri”

A causa della diffusione delle varianti del coronavirus, sarebbe opportuno aumentare il distanziamento sociale “fino a due metri”. A dirlo è il nuovo documento “Indicazioni ad interim sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni da Sars-CoV-2 in tema di varianti e vaccinazione”. Realizzato appunto da Inail con Istituto superiore di sanità, ministero della Salute e Aifa. La distanza di due metri va rispettata, si legge, “laddove possibile e specie in tutte le situazioni in cui venga rimossa la protezione respiratoria”. “Come, ad esempio, in occasione del consumo di bevande e cibo“. Quindi a tavola.

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“Anche chi ha avuto il Covid deve fare il vaccino”

Il report ovviamente ribadisce che allo stato attuale è assolutamente sconsigliato “modificare le misure di prevenzione e protezione basate sul distanziamento fisico, sull’uso delle mascherine e sull’igiene delle mani”. “Al contrario – sottolinea -, si ritiene necessaria una applicazione estremamente attenta e rigorosa di queste misure”. Anche chi ha già avuto il Covid (infezione confermata da test molecolare), indipendentemente se sintomatico o meno, dovrebbe fare il vaccino, sottolinea ancora il documento. Per questi soggetti si può somministrare “un’unica dose purché la vaccinazione venga eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dall’infezione ed entro i 6 mesi dalla stessa“. Fanno eccezione le persone con condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici, che, anche se con pregressa infezione, “devono essere vaccinate quanto prima e con un ciclo vaccinale di due dosi”.

“Anche chi è vaccinato se entra in contatto con positivo deve fare la quarantena”

Altra indicazione che complica ulteriormente il quadro: anche chi è già vaccinato, dopo un’esposizione ad alto rischio con un caso Covid “deve adottare le stesse indicazioni preventive valide per una persona non sottoposta a vaccinazione”. Il tutto “a prescindere dal tipo di vaccino ricevuto, dal numero di dosi e dal tempo intercorso dalla vaccinazione”. Pertanto il vaccinato ritenuto “contatto stretto” deve osservare, purché sempre asintomatico, 10 giorni di quarantena dall’ultima esposizione con un test antigenico o molecolare negativo al decimo giorno o 14 giorni dall’ultima esposizione.

Ecco quali sono i casi di “contatto stretto” con i positivi

Nel dettaglio – spiega il report – per “contatto stretto” si intende l’esposizione ad alto rischio a un caso probabile o confermato. Ossia una persona che vive nella stessa casa di un caso Covid-19. Oppure una persona che ha avuto un contatto fisico diretto con un caso Covid-19 (per esempio la stretta di mano). Ancora, è considerato contatto stretto una persona che ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso Covid-19, a distanza minore di 2 metri e di almeno 15 minuti. Nonché una persona che si è trovata in un ambiente chiuso con un caso Covid-19 senza mascherina. Inoltre, chiarisce il documento, i contatti stretti di un caso Covid possono essere vaccinati ma “dovrebbero” prima “terminare la quarantena di 10-14 giorni”.

“Ancora non è chiaro se i vaccinati possono infettarsi e trasmettere il virus”

Sul fronte della vaccinazione si precisa che “è efficace nella prevenzione della malattia sintomatica, ma la protezione non raggiunge mai il 100%. Inoltre, non è ancora noto se le persone vaccinate possano comunque acquisire l’infezione da Sars-CoV-2″. E soprattutto non è ancora chiaro se possono “eventualmente trasmetterla ad altri soggetti“. Si sottolinea anche che alcune varianti “possano eludere la risposta immunitaria” data dai vaccini (anche se in merito esistono studi che affermano il contrario). “Segnalazioni preliminari suggeriscono una ridotta attività neutralizzante degli anticorpi di campioni biologici ottenuti da soggetti vaccinati con i vaccini a mRna nei confronti di alcune varianti”. Il report cita “quella sudafricana” e menziona “un livello di efficacia basso del vaccino di AstraZeneca nel prevenire la malattia nel contesto epidemico sud-africano”.

“Durata della protezione del vaccino non è ancora nota”

Anche i soggetti vaccinati, ripete ancora il documento, “seppur con rischio ridotto, possono andare incontro a infezione da Sars-CoV-2 poiché nessun vaccino è efficace al 100%”. Inoltre, “la risposta immunitaria alla vaccinazione può variare da soggetto a soggetto“. Altro problema, “la durata della protezione non è stata ancora definita“. Insomma, il documento precisa che per garantire la rilevazione di una positività causata da varianti del virus con mutazioni nella proteina Spike, “i test diagnostici molecolari real-time Pcr devono essere multi-target. Questo significa che i test devono essere in grado di “rilevare più geni del virus e non solo il gene spike (S)”. Questo perché “potrebbe dare risultati negativi”, come nel caso della variante inglese.

Adolfo Spezzaferro

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