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Charlie Hebdo: tutto quello che c’è da sapere sul video choc

by La Redazione
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Schermata 2015-01-07 alle 14.55.22Parigi, 9 gen – L’attentato al Charlie Hebdo ha scatenato istantaneamente, come ovvio nel Web 2.0, la consueta ridda di polemiche, e, su Facebook particolarmente, l’usuale esplosione di commenti di utenti che si scoprono tutto d’un tratto criminologi provetti, geopolitici di vaglia e esperti di balistica terminale di fama internazionale, aizzati da verosimili o presunti punti oscuri nella tragica vicenda. In particolare, nell’“analisi” del video dell’uccisione del poliziotto francese d’origine algerina Ahmed Merabet, la combinazione fra anni di film di Tarantino con sangue a pioggia e perizie balistiche fatte su filmati con il cellulare da venti metri da chi fino a ieri pensava che il 5,45 e il 7,62 fossero le ultime versioni di Adobe Acrobat e Android rispettivamente si è dimostrata particolarmente letale, colpendo anche commentatori della stampa specializzata solitamente più cauti.

Il video viene appunto smontato in diversi elementi “controversi”, poi ferocemente dibattuti a colpi di post e like; essi sono:

  • la presunta non professionalità del team di terroristi

  • l’assenza di sangue versato dalle ferite del poliziotto, particolarmente quella fatale alla testa

  • la mancanza di rinculo dell’arma

  • le “armi da guerra”, segno dell’intervento di “servizi segreti deviati”

1) Sul primo punto, per quei pochi elementi che si possono desumere dal video e sui dettagli riferiti dai testimoni e dai sopravissuti, i terroristi sembravano abbastanza ben addestrati – nel video, il killer del poliziotto imbraccia l’arma con le braccia e i gomiti tenuti ben aderenti al fianco, tecnica militare per presentare al nemico il profilo più compatto possibile, al posto di tenere il gomito alto parallelo al terreno come fanno i normali tiratori “civili” al poligono (immaginate di sparare con un fucile impugnato con la mano destra da dietro l’angolo destro di un muro – se si tiene il gomito destro orizzontale, il vostro corpo rimarrà in copertura del muro, ma oltre all’arma spunterà anche tutto il tuo braccio, che sarà vulnerabile al tiro nemico), e, civili disarmati o meno, uccidere in pochi minuti 12 persone ferendone altrettante non è così facile, armi d’assalto o meno. Specie per combattenti irregolari che solitamente tendono a sparare sostanzialmente a casaccio delle lunghe e quindi imprecise raffiche di colpi, fidandosi più della loro fede che del corretto uso delle tacche di mira. Al contrario, pur nelle convulse fasi finali dell’azione, nel video i due terroristi sparano rapide successioni di colpi singoli, o raffiche brevi, come dei veterani soldati di professione.

2) Sulla “mancanza di sangue” e sulla teoria “alla Tarantino” che il “proiettile di Kalashnikov avrebbe dovuto far esplodere la testa”, consideriamo che i proiettili della famiglia di fucili d’assalto AK (munizioni intermedie da 7,62×39, 5,45×39 – quest’ultima con nucleo in acciaio – e 5,56×45, quest’ultimo calibro usato dalla NATO), sono normalmente proiettili FMJ, ossia proiettili blindati, completamente rivestiti in metallo. Questi colpi, a corta distanza, più che “sfondare” perforano netto, essendo progettati per essere impiegati su un campo di battaglia, e quindi per penetrare barricate, porte, muri in mattone forato, veicoli leggeri, arrivando a colpire l’avversario dietro a questi ripari – tatticamente, è prioritario questo piuttosto che usare proiettili che si deformino espandendosi a contatto col bersaglio, cedendo istantaneamente più energia sul corpo del nemico, incapacitandolo per il massiccio shock – vedi proiettili espansivi HP o semiespansivi JHP nelle armi corte da difesa personale). Il proiettile può quindi perforare nettamente il corpo raggiunto, oppure frammentarsi o “svirgolare” all’interno dello stesso, creando ferite radiali o spesso deviate anche fino a 90° dal foro d’entrata, questo a seconda della densità del tessuto, muscolo, organo interno o osso raggiunto.

ak3) Sul rinculo, anche qui pare che la “fonte” della contestazione siano i filmati che circolano su Youtube di sprovvedute tiratrici che si fanno volare via dalle mani l’arma del fidanzato al momento del tiro (arma che solitamente è un potentissimo fucile di precisione di grosso calibro) piuttosto che una anche men che mediocre conoscenza delle armi da fuoco. Le armi impiegate dai terroristi di Parigi sono moderni fucili d’assalto, impieganti delle munizioni cosidette “intermedie”, introdotte dai tedeschi verso la fine della seconda guerra mondiale e poi adottate nel dopoguerra da tutti gli eserciti, armi di potenza e gittata inferiori a quelle dei fucili da battaglia, funzionali però alle ridotte distanze d’ingaggio dei campi di battaglia moderni, e dal vantaggio di essere appunto molto più controllabili come rinculo anche nel tiro a raffica correttamente impiegato, grazie anche a altri accorgimenti tecnici e ergonomici e al funzionamento a sottrazione di gas.

4) Sull’ultimo punto, la questione delle armi che sono “da guerra”, quindi implicitamente per alcuni reperibili solo attraverso servizi segreti o canali affini, al contrario che l’Italia, dove le armi da guerra sono appannaggio quasi esclusivamente della sola criminalità organizzata italiana o straniera, in Francia gli AK sono stati usati anche nelle “normali” rivolte delle periferie da parte di bande di comune racaille.

Queste riflessioni non negano che possano esserci dei punti oscuri nella vicenda, che andrebbe però analizzata non “sul tamburo”, ma con un certo grado di sedimentazione delle informazioni, vista la gravità dei fatti e dell’ennesima, sanguinosa conferma del tragico fallimento delle democrazie, incapaci di tutelare i loro cittadini, e anzi loro “volonterose carnefici” con i riflessi delle proprie catastrofiche scelte di politica internazionale (vedi Assad/Siria e le varie “primavere arabe”).

Andrea Lombardi

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