Roma, 11 ago – In un’intervista a Vanity Fair, uno dei leader del M5S, il probabile candidato premier Luigi Di Maio, ha dichiarato di avere come modello politico Sandro Pertini. Motivando così il suo riferimento: “E’ stato un presidente che diceva le cose come stavano. Nella sua storia ci sono tanti momenti in cui ha dimostrato che la coerenza è la cosa più importante. Poi è stato presidente qui alla Camera e io ho l’onore di sedere sullo stesso scranno”. Dopo aver giocato a nascondino a lungo sui propri capisaldi ideali, Di Maio ha gettato la maschera eleggendo a modello nientemeno che il simbolo dell’antifascismo istituzionale (e non solo) dello scorso secolo. Per capire però la gravità dell’affermazione del grillino acqua e sapone, ricostruiamo brevemente e parzialmente la parabola dell’ex Presidente della Repubblica.

Era il 4 maggio 1980 e a Lubiana si chiuse un’epoca, quella di Josip Broz, meglio noto con il nome di battaglia Tito. Il cofondatore del Partito Comunista di Jugoslavia morì dopo aver dominato i Paesi balcanici per quasi quaranta anni, un lungo periodo in cui si rese protagonista di massacri, pulizie etniche e stragi sommarie di ogni genere. Migliaia di italiani, serbi, sloveni, ungheresi, tedeschi furono uccisi con modalità di esecuzione atroci dal maresciallo venerato e osannato come un eroe della resistenza in particolare dal più grande partito comunista d’Europa: il PCI. Ai funerali di Tito, svoltisi a Belgrado l’8 maggio del 1980, c’era però in prima fila anche il Presidente della Repubblica Italiana, quel Sandro Pertini storico leader socialista dipinto sovente a tinte rosee dai quotidiani di casa nostra. In segno di cordoglio e ammirazione nei confronti del compagno jugoslavo deceduto, Pertini non si limitò a posare la mano sul feretro di Tito, decise addirittura di baciarlo. Un gesto misconosciuto, spesso sminuito e finanche negato.

Eppure ai funerali dell’infoibatore nessuno come l’allora Presidente della Repubblica arrivò a prostrarsi a tal punto di fronte al cadavere di colui che aveva fatto massacrare decine di migliaia di italiani. Lo stesso Pertini che appena eletto Presidente nel 1978 concesse la grazia a Mauro Toffanin, condannato all’ergastolo perché da capo partigiano della Brigata Osoppo si era aggregato, supportandolo attivamente, al IX Corpus titino responsabile delle foibe e autore della strage di Porzus. Massacri a lungo taciuti dalla stampa nazionale, mai avvenuti per gran parte dei partiti politici italiani della Prima Repubblica. Da anni ormai è difficile anche per i più trinariciuti comunisti negare l’innegabile: le foibe furono il peggior crimine del novecento perpetrato nei confronti di cittadini italiani. Pertini arrivò a baciare la bara del capo degli infoibatori. Per Luigi Di Maio è un modello politico.

Eugenio Palazzini

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