popolari per l'ItaliaRoma, 4 giu – Le elezioni regionali, oltre ad aver mostrato -nei casi di Liguria e Campania- le fratture più che profonde all’interno del Partito Democratico, sembrano poter avere effetti anche sulla composizione della maggioranza di governo. In specie al Senato, dove i numeri sono più risicati.

A dare qualche grattacapo, a questo giro, non sono i membri della sparuta minoranza Pd ma i Popolari per l’Italia, capeggiati da Mario Mauro.  “Il direttivo nazionale del partito -spiega l’ex ministro- ha deliberato in data odierna (ieri, ndr) l’uscita dalla maggioranza che sostiene l’attuale governo. Riforme non condivise, condotte in modo improvvisato ed approssimativo, con una improvvida esaltazione del carattere monocolore dell’Esecutivo sono alla base di una decisione che è innanzitutto un giudizio definitivo su una gestione politica che sta tenendo in stallo l’Italia, la sua economia e il suo bisogno di crescita”. Il partito di Mauro non mostra comunque di essere granitico nella scelta: Angela d’Onghia e Domenico Rossi, rispettivamente sottosegretari all’Istruzione e alla Difesa, non seguono le linea del direttivo, per cui alla fine sono solo due i senatori che non appoggeranno più il governo. Per Giorgio Tonini, vicecapogruppo Pd a Palazzo Madama, quella dell’abbandono dei Popolari è una “non notizia”, in quanto “da settimane votano con l’opposizione e non sostengono più la maggioranza”.

Al momento, secondo un calcolo approssimativo, la maggioranza al Senato sarebbe di nove voti. Un margine esiguo ma sufficiente a governare. Tuttavia, sono in corso altri movimenti che potrebbe minare alla base la sicurezza dei democratici.

E’ il caso dei fittiani, riuniti nel neocostituito gruppo “Riformisti e conservatori“, che conta 12 aderenti. In linea teorica dovrebbe rappresentare un approdo per tutti i delusi dal tramonto del berlusconismo, ma non è escluso che possa rivendicare una sua autonomia rispetto anche all’esecutivo. Dall’altra parte, in ciò che resta di Forza Italia, è però da considerare la pattuglia vicina a Verdini che potrebbe costituire un nuovo serbatoio di voti.

Il 21 giugno, inoltre, verrà ufficializzata la nascita di “Possibile“, il movimento di Civati che, qualora trovasse numeri sufficienti, potrebbe costituire anch’esso un gruppo parlamentare. Gli indiziati sono meno di quindici, a partire da coloro che si erano autosospesi dopo l’allontanamento di Corradino Mineo dalla Commissione Affari Costituzionali.

Filippo Burla

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