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Roma, 14 mag – Una volta, la massima aspirazione per chi lavorasse con le idee era épater la bourgeoisie: sbalordire la borghesia, irrompere provocatoriamente nel suo mondo ordinato e conformista con qualcosa di imprevisto, di folle, di violento. Oggi la situazione si è ribaltata: è la borghesia che ha come massima aspirazione quella di épater le peuple. Una manica di pariolini che godono nel mettere sotto al naso della massaia qualcosa di disturbante e gioire della sua indignazione in un tripudio di anti populismo.



La copertina dell’Espresso

È la raffigurazione pressoché perfetta della redazione dell’Espresso, che ha appena deciso di mettere in copertina la raffigurazione di un uomo incinto. Una cosa così controintuitiva che non ha praticamente bisogno di essere commentata. E che, nella sua carica ideologica, da campus americano, sembra decisamente troppo estrema per questo altrimenti scialbo settimanale liberal. Ma vuoi mettere la soddisfazione di far imprecare quei quattro sdentati del popolaccio? È inutile, infatti, stare a ribadire discorsi fatti mille volte sull’ideologia gender, quell’ideologia che riviste come l’Espresso ci assicurano non esistere, nei giorni pari, laddove nei giorni dispari se ne fanno invece esplicitamente propagandiste, smentendo automaticamente se stesse. È inutile prenderli sul serio, stanno solo facendo uno scarabocchio su un muro per il gusto di far incazzare quelli che passano.

L’alta borghesia terminale si nutre di violenza alla sensibilità popolare

E del resto qui sembra essere all’opera qualcosa di più elementare e di più profondo della mera ideologia gender, che è per l’appunto il disprezzo viscerale verso qualsiasi concetto, credenza, valore radicato nel popolo. Se quell’immagine dell’uomo barbuto col pancione vi disturba, ebbene, sappiate che l’hanno fatta apposta, perché questa violenza alla sensibilità popolare è ciò di cui questa alta borghesia terminale si nutre.

Lo stesso vale per l’immigrazione

Vale lo stesso per l’immigrazione. Daniel Cohn-Bendit parlò una volta della necessaria «provocazione e violenza» verso gli autoctoni esercitata dagli immigrati: «Attraverso la loro semplice presenza, gli stranieri costringono la popolazione locale a relativizzare il proprio sistema di valori, il quale, da quel momento in poi, non è più indiscusso e privo di concorrenza. L’autoctono sperimenta “attivamente” la propria relatività, la relatività di quel mondo che prima egli considerava l’unico alla sua portata». Che goduria, vedere gli autoctoni che non riconoscono più i loro quartieri, com’è decostruttivamente entusiasmante assistere allo smarrimento di questi perfetti esemplari di privilegiati bianchi…

Ridiamoci su, come già faceva Marziale

Sì, deve esserci questo tipo di riflesso condizionato dietro alla scelta di quella copertina, quindi a che serve ora stare qui a spiegare che gli uomini non partoriscono? Faremmo solo la figura di quello che prende alla lettera le barzellette. Lo sanno anche loro che un uomo non può partorire e questa è, per l’appunto, solo una barzelletta. Ridiamoci su, allora, come già faceva Marziale: «Il barbuto Callistrato ha sposato l’impettito Afro con lo stesso rito con cui una vergine prende marito. Hanno brillato le fiaccole, i veli nuziali hanno coperto i loro volti e non sono mancati neppure, Talasso, canti in loro onore. È stata anche stabilita la dote. Ancora non ti sembra, Roma, di averne abbastanza? Aspetti per caso che un uomo partorisca?».

Adriano Scianca

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2 Commenti

  1. Mi spiace essere qui a commentare in disaccordo con le solite dichiarazioni elogiative, se non celebrative dei lettori; ma non posso fare a meno di segnalare come Scianca si ubriachi, ancora una volta, della sua narrazione della realtà, scambiando l’una per l’altra. Al di là di ogni valutazione della copertina de L’Espresso (che oltretutto è libero di pubblicare ciò che vuole), si continua a raccontare la storiella di un volgo gretto e ignorante, incapace di provare empatia, di dimostrare tolleranza e di percepire il bruciare della discriminazione. Si immaginano “borghesie” e “popolini”, come se tali categorie siano ancora percepite e come se fossero elementi della coscienza, come se la Lega e Fratelli d’Italia rappresentassero una sorta di nuovi Soviet operai-contadini e non fossero invece popolati da eserciti di professionisti, imprenditori, commercialisti, avvocati, magistrati, giornalisti, professori universitari, associazionisti, figli di papà e pariolini di tutte le latitudini d’Italia etcetera, in cotal modo abbandonandosi ad una folle disquisizione che si accorda solo alle rigide (rigidissime) impostazioni mentali dell’infelice articolista. Ma l’elemento davvero più ripugnante è il sotteso classismo che trasuda dal miserabile scritto: la convinzione (tutta personale) dell’esistenza di un popolo contraddistinto dall’esercizio costante e continuativo di odio ed intolleranza, fanaticamente individualista tanto da fare bandiera del proprio cortile condominiale, così anti-umano da non provare empatia, incatenato indissolubilmente alla bruttezza, anche patologica, di tale narrativa, sempre presuntivamente uguale alla caricatura che si fa di esso. Un “popolo” di maschere della paura, tratte degli anfratti più reconditi della psiche di qualcuno, una diretta filiazione di una incurabile dissonanza cognitiva; una torma di “inferiori”, rispetto alla quale anche l’articolista si ritiene, tacitamente ma palesemente, superiore, ma cui vale la pena immaginarsi di parlare, non foss’altro che per il consenso che si immagina di riscuotere.
    Ma del resto, quanto può stare in piedi l’asserzione secondo cui tutti quelli che sono contrari alle discriminazioni, tutti i nemici dell’odio e degli odiatori, siano tutti benestanti e “pariolini”? Come la mettiamo quando emerge tutta quella marea di lavoratori, pensionati, disoccupati, uomini e donne che non sono propriamente “pariolini” ma che semplicemente, con varie sfumature, non sono riconducibili ai risibili tentativi di umana calibratura tentati da Scianca? Diciamoci la verità: la ricostruzione proposta, è roba da dodicenni, tanto risulta macroscopicamente stupida la generalizzazione alla base del “ragionamento”. E’ materia per semi-intelligenti.
    Ed anche le maggioranze conservatrici che si pensano dover vincere le prossime consultazioni elettorali, al netto naturalmente di tutte le opportune differenze di colore, di certo non rappresenteranno questo grettissimo mondo immaginario, così spesso rappresentato sul Primato Nazionale, senza nemmeno contare che le nuove generazioni sembrano dotate di coscienze maggiormente sensibili e di certo più articolate dei rintronati standard dell’articolista.
    L’Italia è più bella di come la disegnate.

  2. Sostanzialmente eserciti di laureati paganti che riscontrano incassi impossibili causa soggetti “sfumature economiche”!! Povero illuso, senza storia, senza pudore e senza progetti.
    Megafono vecchio, rotto come una certa Italia comunque vanitosa, credulona e ferma davanti allo specchio!

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