Roma, 26 giu – Il Primato Nazionale è sotto osservazione da parte di Newsguard, i “poliziotti delle notizie”. Si tratta, per chi non lo sapesse, di una startup fondata l’anno scorso negli Stati Uniti che si occupa di svolgere «ricerche sulle testate giornalistiche online per aiutare i lettori a distinguere quelle che fanno realmente giornalismo, da quelle che non lo fanno». Insomma, si tratta di giornalisti che danno il voto ad altri giornalisti. Dall’alto di quale autorità? Un’autorità di cui si sono autoinsigniti, ovviamente.

Newsguard e il rating del “buon giornalismo”

Newsguard sforna un vero e proprio rating del buon giornalismo, o quanto meno di quello che appare tale ai loro occhi. Produce anche un’estensione grazie alla quale, quando si naviga su un sito di informazione, si può istantaneamente vedere sul proprio browser quanto quel portale sia credibile, a seconda che appaia un simbolo verde (il sito rispetta i parametri di credibilità e trasparenza), rosso (non affidabile) oppure giallo (satira).


Newsguard nasce nel 2018 negli Usa e i suoi fondatori sono Gordon Crovitz, una laurea in legge a Yale e un passato come editorialista al Wall Street Journal, e Steven Brill, fondatore di diverse testate. Nel ruolo di senior advisor troviamo gli italiani Silvia Bencinelli (tra i conduttori della rassegna stampa di Radio3) e Giampiero Gramaglia (trent’anni all’Ansa, oggi direttore di Affarinternazionali.it).

La pagellina del Primato Nazionale

Ebbene, come dicevamo, adesso sembra sia venuto il momento del Primato Nazionale. Chi scrive è stato contattato giorni fa da un giornalista (questa la sua autodescrizione su Twitter, dove sfoggia l’immancabile bandiera Ue: “Editor & analyst Newsguard Rating. Regular U.S. contributor Il Messaggero. Sometimes  POLITICO Europe and others. Newmarkj school alumnus”).

Il collega – che tuttavia tale non si ritiene, se lui sta dietro la cattedra e vuole metterci davanti, in qualità di esaminandi – ha chiesto di poterci porre delle domande sui seguenti argomenti: “In che modo gestite la divisione tra opinioni e notizie. Qual è il vostro rapporto con CasaPound. In che modo fate correzioni ai vostri articoli online. In che modo gestite i contenuti sponsorizzati”. La risposta che lo scrivente gli ha mandato è stata la seguente: “Avendo già superato tempo fa un esame sulle mie competenze giornalistiche con l’Ordine professionale italiano, ritengo che sostenerne un altro con un ente privato americano sia professionalmente inutile e moralmente insultante”.

Non si cede al Grande Fratello

Tale rifiuto non impedirà, ovviamente, a Newsguard di stilare la sua pagellina e certamente non contribuirà a migliorarne i voti. Nelle relazioni incestuose tra poteri, lobby, élite e mass media, non escludiamo che tali punteggi possano un domani essere usati per limitare ulteriormente spazi di libertà e canali di informazione alternativi. Anzi, è pressoché sicuro. Eppure, nonostante le già precarie condizioni di agibilità metapolitica che ci vengono concesse dagli algoritmi delle grandi multinazionali, abbiamo preferito fregarcene. Del resto la storia ci insegna che fare un passo verso il Grande fratello non ne attenua la presa, ma predispone anzi verso il passo successivo che inevitabilmente verrà richiesto. Più si cede, più si dovrà cedere. È un cammino in cui non vogliamo inoltraci. Costi quel che costi.

Adriano Scianca

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