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immigrati milanoMilano, 9 ago – La soluzione del Pd all’emergenza immigrazione? Tendopoli, baraccopoli, insediamenti di fortuna. Davvero un bel capolavoro di “accoglienza” e “integrazione”. La Milano di Beppe Sala, complice anche la passata amministrazione Pisapia, sta esplodendo: ci sono 3300 immigrati e presunti profughi che nessuno sa dove mettere. Tant’è che il primo cittadino sta valutando col prefetto l’ipotesi di fare una nuova tendopoli.

“Da Como e Ventimiglia c’è un reflusso continuo di migranti verso Milano, stiamo monitorando col prefetto la situazione e non è escluso che si valuti la soluzione tende, c’è questa possibilità perché obiettivamente di altri spazi in tempi rapidi non ce ne sono. Ho insistito col ministro Pinotti per lavorare sulle ex caserme dove ci sono elementi di sicurezza e sono spazi vuoti molto grandi”, ha detto Sala. L’impressione è che non sappiano davvero che pesci prendere. La bomba “profughi” sta esplodendo fra le loro mani. Nel fine settimana il Comune ha dovuto allestire altri 200 posti letto nei centri d’accoglienza che già ospitano oltre 1.700 persone, a cui si sommano le altre strutture dello Sprar per un totale di oltre 3.300 immigrati presenti nel capoluogo lombardo. “Bisogna gestire un’emergenza che è strutturale ed europea. – dice il sindaco – Siamo a 3.300 migranti nella sola Milano e mi diceva il prefetto che sono pronti altri spazi”.

Bisognerebbe capire perché la parola “risorse” spesso usata a freddo per descrivere gli immigrati lasci poi il posto a questa allarmata retorica emergenziale quando si tratta di gestire concretamente la cosa: ma che emergenza potrà mai essere l’arrivo di migliaia di “risorse” in una città? O forse dobbiamo dedurre che ci avessero mentito prima.

Giuliano Lebelli

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3 Commenti

  1. non capisco perchè esistano ancora degli idioti che dicono “Schengen non si tocca”: è morta e sepolta! La Francia ha “sigillato” la frontiera!

  2. Una ventina di voli di rimpatrio e il problema è risolto.
    E in questo modo si sparge la voce nei paesi d’origine che non vale la pena partire.

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