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Roma, 13 lug – “Entro fine agosto i contagi potrebbero essere oltre 30mila al giorno, quanti oggi in Inghilterra”: a lanciare l’allarme variante Delta è Sergio Abrignani, membro del Cts. In un’intervista a Repubblica, l’immunologo dell’Università di Milano sottolinea come l’Italia debba osservare cosa accade proprio nel Regno Unito per decidere che interventi fare. “Soprattutto, vediamo l’impatto dei casi gravi che, per adesso, non sembrano tanti. Il Covid potrebbe diventare come un’influenza“, afferma Abrignani. Un concetto chiaro e semplice, che basterebbe da solo a scongiurare allarmismi. Ma purtroppo così non è.



Abrignani (Cts): “Entro fine agosto oltre 30mila contagi al giorno, come oggi in Inghilterra”

L’esperto del Cts – neanche a dirlo – interviene anche sui festeggiamenti per la vittoria dell’Italia a Euro 2020. “Nessuno sa ancora quanto incideranno sulla crescita dei contagi, possiamo però dire che si è trattato di un comportamento a rischio. Comunque, anche quando l’Inter ha vinto lo scudetto e ci sono stati casi di assembramento impressionanti, non si sono poi osservati picchi”. “Anche se erano i tempi in cui si stava diffondendo la variante inglese, non la Delta – precisa Abrignani -. In un lasso di tempo da 4 a 7 giorni vedremo se le infezioni aumentano“.

“Dove tasso vaccinazione ampio, protetti da forme gravi”

Tuttavia, sottolinea l’immunologo, “in questa situazione non piacevole, ci fa star bene vedere che, dove il tasso di vaccinazione è ampio, si è protetti dalle forme gravi. Invece di morire una persona infettata ogni 50, infatti, a perdere la vita è una su mille”. In Italia “ci aspettiamo un po’ meno protezione però non stiamo mollando tutto come gli inglesi e poi abbiamo molti meno casi di loro, cioè in media un migliaio contro oltre 30mila al giorno. Comunque, in un mese e mezzo arriveremo ai loro stessi numeri“. E quindi? Cosa sta cercando di dire l’esperto? In verità, sta dicendo che sebbene per adesso la situazione sia sotto controllo, presto peggiorerà: ad agosto, con il picco di contagi. Il solito allarmismo, dunque.

“Certo, per un’influenza l’Italia non è mai stata chiusa”

In ogni caso, Abrignani confida nelle decisioni di Boris Johnson nel Regno Unito. “Se vediamo che arrivano a 70 o 80mila infezioni al giorno e non hanno un aumento importante di occupazione delle terapie intensive o di morti, la politica del nostro Paese deciderà cosa fare. Certo, per un’influenza l’Italia non è mai stata chiusa“, sottolinea. “Le vaccinazioni sono l’unica certezza che abbiamo. Una dose protegge comunque dalla malattia grave. Sappiamo poi dagli studi di Israele che di fronte alla variante Delta due dosi di Pfizer proteggono meno dalla malattia lieve o asintomatica, visto che la copertura scende dal 94 al 64%. Ma sono comunque efficaci contro le forme più pesanti, visto che le due percentuali sono rispettivamente 95 e 93%”, fa presente l’esperto.

“Terza dose? Possibile che serva, in primis per i più fragili”

Immancabile poi il parere sulla terza dose di vaccino (che per adesso almeno negli Usa è ritenuta non necessaria). “Non sappiamo ancora quanto dura la memoria immunitaria di chi è vaccinato. Dobbiamo aspettare e capire quando coloro che hanno avuto la somministrazione per primi, tra gennaio e febbraio di quest’anno, inizieranno ad ammalarsi in modo grave – spiega -. A quel punto sapremo per quanto tempo è efficace il vaccino. Ma intanto, grazie a tutti quelli che abbiamo utilizzato negli ultimi 50 anni, sappiamo che la memoria immunologica di solito dura anni, non mesi. Comunque, è possibile che una terza dose di richiamo serva, prima di tutto alle persone più fragili”, conclude.

Adolfo Spezzaferro



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