Roma, 18 giu – Con la buona stagione estiva, ripartono a pieno regime anche i viaggi della speranza verso l’Italia. O meglio: verso imbarcazioni che siano poi in grado di trasportare gli immigrati verso il nostro Paese. Dopo i quasi mille sbarcati a Catania dalla nave Diciotti della Guardia costiera italiana, infatti, nelle ultime 48 ore ne sono arrivati altri 500. L’operazione di salvataggio e trasporto è stata gestita dalle navi della Guardia costiera, che hanno agito tra canale di Sicilia e mar Libico. Dei 500 immigrati, 118 erano stati recuperati da un mercantile che li ha poi consegnati ai militari italiani.

Questa vicenda dimostra ancora più chiaramente che la chiusura dei porti alle Ong, fortemente voluta da Matteo Salvini, non è affatto sufficiente a fermare l’afflusso massiccio di immigrati e la tratta di esseri umani. Positiva sì ma, appunto, insufficiente. Intanto perché le Ong continuano di fatto a esercitare il cosiddetto pull factor davanti alle coste libiche (cioè di attrattiva per chi vuole partire), spesso spegnendo il trasponder per non farsi rintracciare. Ed è quindi possibile che ora, con la misura presa dal leader della Lega, le navi delle Ong utilizzino navi cargo per far arrivare gli immigrati a destinazione (cioè l’Italia). Inoltre, secondo gli accordi presi a livello europeo, ossia con la missione Themis che da febbraio ha sostituito Triton, l’Italia rimane ancora il porto sicuro più vicino, perché la Tunisia non è ritenuta adeguata, la Guardia costiera libica agisce con carenza di risorse e Malta ha detto che non è disposta ad accogliere nessuno. Insomma, questo vuol dire che chiunque venga ripescato dal coordinamento Sar (che tra l’altro si trova a Roma) non potrà che essere trasportato sulle coste italiane.

Questa è, in soldoni, l’eredità che ci è stata lasciata dai lungimiranti governi targati Pd. Ed è proprio per questo motivo che una ridiscussione radicale di queste procedure in sede europea è quanto mai necessaria. In questo senso gli occhi sono puntati al vertice del Consiglio Ue in programma il 28 e il 29 giugno, dove il tema dell’immigrazione sarà il piatto forte della due-giorni. La proposta italiana, in particolare, prevede anche lo stanziamento di fondi europei per aprire degli hot-spot direttamente in Libia o comunque non su territorio comunitario: esattamente quello che ha fatto la Merkel con la Turchia per chiudere la rotta balcanica. L’operazione è dunque il primo vero banco di prova del nuovo governo. Al termine del vertice, capiremo se l’esecutivo gialloverde fa veramente sul serio.

Gabriele Costa

Commenti

commenti

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here