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Amatrice querela Charlie HebdoRieti, 12 set – “Si tratta di un macabro, insensato e inconcepibile vilipendio delle vittime di un evento naturale”. Con queste parole l’avvocato Mario Cicchetti, spiega la decisione del Comune di Amatrice di querelare il periodico francese Charlie Hebdo, che pochi giorni dopo il terribile terremoto che ha colpito Amatrice e altri comuni del centro Italia causando 296 vittime, aveva realizzato delle vignette “satiriche” in cui i morti sotto le macerie venivano rappresentati come lasagne. Vignette che avevano generato un’indignazione generale in Italia, costringendo l’ambasciata francese a prendere le distanze da Charlie Hebdo. Effettivamente oltre a qualche stereotipo offensivo sugli italiani, condito da un black humor da terza elementare, non sembravano esserci ulteriori elementi “satirici” (se così si possono definire) all’interno delle vignette.

La denuncia per diffamazione aggravata è stata presentata questa mattina presso la Procura del Tribunale di Rieti. “Le vittime del sisma sono state rappresentate in modo tale da somigliare a degli stereotipati piatti della tradizione culinaria italiana”, spiega il legale del Comune Mario Cicchetti, che fa poi riferimento alla seconda vignetta che “aveva attribuito la colpa della devastazione del centro Italia alla mafia. Si tratta di un macabro, insensato e inconcepibile vilipendio delle vittime di un evento naturale”. L’avvocato passa poi all’attacco del tanto osannato diritto di satira: “la critica, anche nelle forme della satira, è un diritto inviolabile sia in Italia che in Francia, ma non tutto può essere ‘satira’ e in questo caso le due vignette offendono la memoria di tutte le vittime del sisma, le persone che sono sopravvissute e la città di Amatrice”.

Rispetto alla competenza territoriale della querela, proprio l’enorme diffusione sui social network e sulla stampa italiana, evidenzia evidenzia “come il reato si sia, senza dubbio, consumato sul territorio italiano in quanto la condotta diffamatoria, per quanto intrapresa con la pubblicazione della vignette in Francia, si è perfezionata in Italia attraverso la loro percezione e diffusione sia sui media tradizionali sia sui social network”. Ora gli autori delle vignette Felix e Coco, insieme ai direttori della testata, rischiano dunque l’ipotesi di reato per diffamazione. Senza dubbio la querela è già qualcosa, anche se, come riportato sulle nostre colonne nel commento alle vignette, “qualche sano, novecentesco, futuristico, velocizzatore, goliardico ceffone se lo meriterebbero davvero tanto. Non chiamatela violenza: sarebbe solo satira”.

Davide Romano

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