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Roma, 14 nov – «Mentre l’Italia collassa, Amazon ingrassa». È con questo slogan che l’altro ieri le Mascherine Tricolori hanno protestato in tutta Italia contro il colosso dell’e-commerce. Il comunicato del movimento era peraltro corredato di dati che mostravano come Jeff Bezos, il boss di Amazon, si sia arricchito durante la pandemia. Il gigante delle vendite online, infatti, è risultato tra i maggiori beneficiari del coronavirus insieme ad altri ultramiliardari americani. Il tutto, peraltro, si va a sommare alle consuete critiche rivolte ad Amazon e multinazionali affini, accusate di non pagare le tasse in Italia e di fare concorrenza sleale contro i piccoli commercianti.

I furbetti di Amazon e le Mascherine Tricolori

A stretto giro di posta Amazon si è difesa con un comunicato ufficiale, in cui si parlava di «accuse false» da parte delle Mascherine Tricolori e si rivendicava il sostegno fornito alle pmi italiane. L’auto-apologia della multinazionale americana non ha però convinto Maurizio Gasparri, che ha rilasciato parole durissime contro la creatura di Jeff Bezos. «Sono davvero patetiche le argomentazioni che Amazon contrappone a chi ne contesta l’operato», ha infatti commentato il senatore di Forza Italia. Che ha poi ricordato che «l’anno scorso, a fronte di 4 miliardi e mezzo di fatturato, Amazon ha pagato in Italia 11 milioni di euro di tasse». Il che, come fa notare il Secolo d’Italia, corrisponde appena allo 0,2% del fatturato totale. «Anche aggiungendo, come loro sostengono, il costo di alcuni contributi per i dipendenti – ha proseguito Gasparri – arriveremmo al massimo al 2% di oneri. Assurdo».

Gasparri non se la beve

Secondo il senatore azzurro, «la Commissione europea deve agire su questi colossi della rete che stanno distruggendo imprese e commercio che pagano tasse e che soffrono soprattutto in questo tempo tragico del Cinavirus». Gasparri, insomma, non ha gradito la difesa pro domo sua di Amazon e chiede che si prendano presto provvedimenti: «Amazon, Google, Facebook ed altri – ha spiegato – devono essere oggetto di procedure urgenti delle autorità Antitrust italiane ed europee. Devono pagare il giusto. Il mercato è aperto, ma deve essere anche equo per tutti».  

Gabriele Costa

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