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Verona, 30 lug – Oltre a spacciatori, clandestini, evasori fiscali, affiliati della ‘ndrangheta ed ex brigatisti anche Pietro Maso beneficiava del reddito di cittadinanza targato 5stelle. Ebbene sì, l’oggi 49enne di Montecchia di Crosara (Verona) che nel 1991 ammazzò brutalmente i genitori a colpi di spranga per impossessarsi della loro eredità, percepiva il sussidio statale per chi guadagna meno di 9.360 euro l’anno. Secondo l’avvocato Marco De Giorgio, legale di Maso, il sussidio potrebbe essergli stato sospeso a causa della gravità del delitto commesso. De Giorgio, che non ha seguito direttamente la vicenda del reddito di cittadinanza, puntualizza però che per perseguire penalmente il suo assistito ne andrebbe prima dimostrata la malafede; andrebbero fornite le prove, cioè, che Maso fosse a conoscenza delle limitazioni alla concessione del reddito.

Secondo il Codice penale, infatti gli unici condannati che non possono godere di «pensioni, assegni e stipendi a carico dello Stato» sono coloro con precedenti per reati legati alla criminalità organizzata, al terrorismo o per truffa ai danni dello Stato; di fatto, nonostante la gravità della vicenda giudiziaria di cui si è reso protagonista, Maso non rientra in nessuna di queste categorie. L’unica interdizione subita dal duplice omicida riguarda i dai pubblici uffici, «in perpetuo», come ricorda De Giorgio.

Il delitto

Con la complicità di tre amici, il 17 aprile 1991, Maso assassinò entrambi i suoi genitori, Antonio Maso e Mariarosa Tessari, per impadronirsi dell’eredità di famiglia. Arrestato il 19 aprile 1991, venne condannato a trent’anni di carcere, con il riconoscimento della seminfermità mentale al momento del fatto. E’ stato rimesso in libertà nel 2013 dopo aver scontato una pena di 22 anni. 

Una vicenda analoga a quella di Maso è stata quella di Raimondo Etro, ex brigatista rosso condannato nel 1999 a 20 anni e 6 mesi di carcere per la strage di via Fani, il rapimento di Aldo Moro e l’uccisione del giudice Palma. Anche Etro aveva inoltrato richiesta per beneficiare del sussidio, che l’Inps aveva infine deciso di revocare.

Cristina Gauri

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