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Roma, 15 giu – Arrancando tra ritardi, polemiche e ritocchi vari parte oggi su scala nazionale l’applicazione di tracciamento contatti Immuni. Dopo il periodo di prova che ha interessato quattro Regioni, gli italiani che lo desiderano potranno quindi scaricarla gratuitamente negli store di Apple.



«Sarà operativa in tutto il territorio nazionale l’app Immuni, la potete scaricare con sicurezza, serenità e tranquillità perché è una app che tutela la privacy», ha annunciato trionfalmente il premier Giuseppe Conte sottolineando: «È un’app che non invade i vostri spazi di riserbo privati ma che nello stesso tempo vi offre un’opportunità in più per ricevere informazioni in caso di contatti ‘sospetti’». «Dotarsi dell’app permetterà di risalire ai contatti che possono aver esposto una persona al rischio di contagio – è quanto si legge sul sito del ministero della Salute – I servizi sanitari regionali potranno gradualmente attivare gli avvisi dell’app». Per ulteriori informazioni cittadini e operatori sanitari possono andare sul sito sul sito immuni.italia.it oppure rivolgersi al numero verde 800 91 24 91, attivo tutti i giorni dalle 8 alle 20. E proprio questa mattina, in occasione dell’attivazione della app in tutta Italia, Bending Spoons, la società che l’ha creata, risponderà alle domande degli utenti in diretta sulla piattaforma Reddit dalle 10,30.

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Entusiasmo tiepido

Come detto, Immuni servirà a tracciare i nuovi casi di Covid-19 e tenere bassa la probabilità della nascita di nuovi focolai durante la fase 3. Ma la sua efficacia nel contenere un ipotetico ritorno dell’epidemia è legata al numero di cittadini che decideranno di scaricarla: e in Italia dovrebbero essere all’incirca 36 milioni, il 60% della popolazione. La strada è quindi tutta in salita, dal momento che gli italiani hanno mostrato un entusiasmo a dir poco tiepido nei confronti dello strumento messo a disposizione dal governo: solo 2 milioni e 200mila persone hanno scaricato Immuni fino ad ora. Vedremo come andrà nei prossimi giorni la massiccia campagna di sensibilizzazione annunciata dal commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri, allo scopo di rassicurare i nostri connazionali sull’anonimato e il trattamento dei dati personali. «Scaricarla è un’opportunità che nessuno deve perdere se si vuole bene a se stessi o ai propri cari. Bisogna considerare Immuni non invasiva ma essenziale per la salute di tutti», ha dichiarato Arcuri.

Il nodo dell’anonimato

Il tema dell’anonimato è stato centrale nel dibattito sorto intorno al sistema di Immuni, basato sulla tecnologia Bluetooth. La app, non facendo uso di dati di geolocalizzazione, non sarebbe così in grado di venire in possesso di alcun dato identificativo dell’utente. Secondo i creatori Immuni segnala se c’è stato un contatto tra due persone, ma non chi sono e dove si sono incontrate. La app consente di ripercorrere a ritroso tutti gli incontri di chi è risultato positivo grazie alla tecnologia Bluetooth. In questo modo sarebbe possibile rintracciare e isolare i potenziali contagiati. Il tutto, spiegano sviluppatori e governo, attraverso codici identificativi anonimi.

I test di Altroconsumo

Tra i tanti dubbi riguardo l’applicazione, il sito di Altroconsumo che ha testato l’app nei giorni scorsi ha espresso quelli destinati a rimanere «caldi». Come saranno definiti ad esempio i casi dei falsi positivi, di chi cioè non è mai stato troppo nelle vicinanze di un contagiato il tempo sufficiente per rischiare di infettarsi? «Per quanto tempo e a quale distanza dovrà avvenire il contatto perché si generi una notifica?» senza quindi incorrere nel rischio dei falsi positivi?, si chiede il sito. «La ministra per l’Innovazione Tecnologica Paola Pisano ha detto che i contatti tra due cellulari sono significativi ai fini di Immuni se c’è stata una durata di almeno “15 minuti” a una distanza non superiore di “due metri”, ma nulla viene detto in merito nell’app e nella sua documentazione ufficiale rivolta agli utenti», si legge ancora. «Inoltre, quanti giorni pre-insorgenza dei sintomi saranno tenuti in considerazione per far partire una notifica di rischio?»

Un altro punto è la rapidità di reazione: «Deve passare molto poco tempo tra il paziente che dichiara di avere i sintomi, il medico che richiede il tampone, l’esecuzione del tampone, la comunicazione del risultato e quindi l’assenso del paziente all’invio delle notifiche», spiegano. «Altrimenti si rischia che le persone che nei giorni precedenti sono stati a contatto con l’utente positivo, nel frattempo, contagino a loro volta; e questo vanificherebbe lo scopo stesso dell’app. Siamo pronti a garantire questa celerità? In quali tempi avverranno questi passaggi?». Tutti questi punti sono ancora avvolti dal mistero.

Cristina Gauri 

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2 Commenti

  1. Se sei stato in una piazza nelle vicinanze di un contagiato tracciato vai in quarantena pure tu nell’attesa di un tampone.
    È così o mi sbaglio ?
    Che lo stato voglia sapere i miei spostamenti, anche a fin di bene, a me non va.

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