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Roma, 15 giu – Alessandro Di Battista sfida Beppe Grillo e volano gli stracci: per l’ex deputato pentastellato il M5S ha bisogno di un congresso, di un’assemblea costituente; ma il fondatore e garante dice no e prende in giro “Dibba”. Il Movimento 5 Stelle ora è spaccato tra chi è pronto a seguire l’anima barricadera della prima ora e chi vuole restare paludato e al sicuro, con Di Maio e Fico (spalleggiati da Grillo). In ogni caso, l’uscita di Di Battista spariglia le carte in un Movimento da mesi in attesa di qualcosa che somigli a un congresso per rinnovare la leadership politica.

Dibba lancia il congresso M5S

Tutto è nato dal ritorno di Di Battista dopo un lungo silenzio stampa. Intervistato da Lucia Annunziata a 1/2 ora in più su Rai3, dopo aver esordito ribadendo la sua “fiducia nel presidente del Consiglio” e garantendo che “non deve temere picconature da parte del sottoscritto”, Dibba ha lanciato la bordata. “Il Movimento 5 Stelle – ha detto – deve organizzare un congresso, un’assemblea costituente. Chiedo formalmente il prima possibile un’assemblea in cui tutte le anime possano costruire una loro agenda e vedremo chi vincerà“. A tal proposito, ha aggiunto che se Conte vuole fare il leader del Movimento “si deve iscrivere al M5S e partecipare al prossimo congresso”.

Grillo: “Pensavo di aver visto tutto… ma ecco l’assemblea costituente delle anime del Movimento”

Immediata la risposta piccata di Beppe Grillo. “Dopo i terrapiattisti e i gilet arancioni di Pappalardo – ha scritto su Twitter il fondatore del M5S – pensavo di aver visto tutto…ma ecco l’assemblea costituente delle anime del Movimento. Ci sono persone che hanno il senso del tempo come nel film ‘Il giorno della marmotta’“. Il riferimento a Dibba e al film in cui la stessa giornata si ripete all’infinito parlano chiaro: non è tempo di tornare ai bei tempi del Movimento. La linea politica evidentemente per Grillo è già decisa, è quella che fa capo a Di Maio e al presidente della Camera, il “compagno” Fico.

La replica dell’ex deputato: “Chi è contrario spieghi perché”

Dal canto suo, Di Battista ha commentato: “Evidentemente siamo in dissenso“. E sulla sua pagina Instagram ha aggiunto: “Ho fatto proposte e preso posizioni chiare. Si può non essere d’accordo. Lo si dica chiaramente spiegando perché“. “Ho sempre preso posizione e sono consapevole (come anticipato proprio oggi dalla Annunziata) che farlo ha un costo. Faccio politica sì, perché mi pare un diritto ed anche un dovere. La faccio senza essere pagato con denaro pubblico perché la Politica è partecipazione. Non siete d’accordo con me? Legittimo, contrastate le mie idee senza dire: ‘Si sarebbe dovuto candidare’. Per anni ho sostenuto che la Politica (una cosa bellissima) si possa fare anche al di fuori delle Istituzioni. Sto solo facendo quel che ho sempre detto”. Così Di Battista con un post su Facebook rilancia la sua proposta fatta in tv. “Ho chiesto che il Movimento discuta di proposte, soluzioni, linee future in uno spazio democratico e di confronto. Chiamateli Stati generali, assemblea, congresso… come vi pare. Ma sono urgenti – avverte Dibba – perché è bene che il Movimento si faccia carico del disagio sociale che sta arrivando prima che se lo facciano coloro che l’hanno provocato!“. Insomma, bisogna intercettare la rabbia della gente, che alla fine potrebbe giustamente incolpare anche il M5S, visto che è al governo. A tal proposito, Dibba torna anche su una possibile candidatura di Conte a guida del Movimento, mettendo però in chiaro che non sono i sondaggi a fare la forza di un partito: “Dicono che con lui arriveremo al 30%? Vorrei ricordare i sondaggi che facevano su Monti. Siamo diventando una sondaggiocrazia”.

Di Battista già fa proseliti

La proposta di Dibba – che si dice “fortemente contrario” alla vendita delle navi all’Egitto e alla permanenza di Claudio Descalzi al vertice dell’Eni, che ribadisce il no al rinnovo della concessione autostradale ad Atlantia, al Mes e al Ponte sullo Stretto – già vede i primi sostenitori, dalle ex ministre Lezzi e Grillo alla deputata Nesci all’eurodeputato Corrao. Tutti pentastellati in rotta con i vertici negli ultimi mesi. “Di Battista? Ha assolutamente ragione, sono d’accordo al 100%. Avremmo dovuto farlo da un anno il congresso, già dopo le europee”, dice l’europarlamentare Ignazio Corrao, che si schiera con Dibba. Se fa bene a candidarsi al congresso come futuro leader M5S? “Assolutamente sì, è stato sempre una colonna portante di tutto il nostro percorso, fa benissimo a tornare in prima linea e cercare di dettare un’agenda di temi e programmi, che sono i nostri presupposti identitari”. E a proposito del tweet di Grillo, Corrao chiosa: “Non me la spiego questa uscita…”.

Paragone: “Il M5S è una fake politica”

A sottolineare come il M5S di oggi non sia più quello in cui ancora crede Dibba, proprio perché Grillo ha scelto la via del compromesso nel centrosinistra, del governo con il Pd (e in tal senso potrebbe sostenere la candidatura a leader del premier Conte), è Gianluigi Paragone. Per l’ex senatore grillino Di Battista “è colui che incarna l’ortodossia dei 5 Stelle. Una persona leale, perbene e innamorata del Movimento. Il suo limite è proprio questo: quello di non vedere cosa è oggi questo partito perché è ancora offuscato dall’innamoramento”. In un’intervista a Repubblica, Paragone fa presente che le parole di Grillo “sono la conferma di quello che ormai vado sostenendo da tempo: il Movimento è una fake politica e ha rinnegato completamente quello per cui era nato” e cioè “essere una forza antisistema” mentre “oggi sono tutti incollati alle poltrone e integrati nel sistema“, ha aggiunto Paragone. In un’altra intervista, l’ex 5 Stelle ammette che nella sfida con il fondatore dei 5 Stelle, Di Battista potrebbe vincere “se al congresso si votasse sulla piattaforma Rousseau, altrimenti, se la gestione finisse in mano ai gruppi parlamentari, sarebbe molto difficile per lui farcela“. Parlando alla Stampa, Paragone ricorda che Grillo “ormai ha già apparecchiato il percorso del Movimento in un’orbita di centrosinistra”. Quindi come potrà finire visto che a luglio – a quanto pare – si voterà sul Mes, per esempio? Secondo Paragone alla fine “un gruppo residuale vicino a Di Battista magari non voterà il Mes, qualcuno si rimangerà l’impegno: ma Conte sa che è in stato avanzato il colloquio con Forza Italia e i centristi”. “Siamo nella logica del pallottoliere di Palazzo”, conclude l’ex grillino.

Adolfo Spezzaferro

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