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Bergamo, 8 mag – All’inizio la tesi più accreditata riguardo la causa di morte per coronavirus era quella dell’infezione polmonare. Ci sono volute le autopsie, intraprese solo recentemente, per arrivare alla scoperta che in realtà una fetta consistente dei decessi è dovuta all’insorgenza di trombi. Ed è proprio questo l’oggetto, di uno studio dei medici dell‘ospedale Papa Giovanni XIII di Bergamo, pubblicato su MedRxiv e in attesa di pubblicazione su The Lancet. 

Del resto era stato il proprio il governo a imporre l’alt alle autopsie, unico strumento per risalire alla causa del decesso e quindi decidere come procedere con la cura di chi era ancora in vita. Si brancolava quindi nel buio. Lo ricorda bene Andrea Gianatti, direttore del dipartimento di Medicina di laboratorio e Anatomia patologica del Papa Giovanni, intervistato stamattina dal Corriere: «Le circolari del ministero ci dicevano, sostanzialmente, di non fare autopsie sui pazienti deceduti a causa del Covid-19. Il ragionamento alla base di quell’indicazione (che era espressa al condizionale: Non si dovrebbero fare) era semplice e non riguardava tanto i rischi di contagio, ma altro: inutile fare esami autoptici se si conosce già la causa del decesso». Capito? Un virus sconosciuto, che stava tenendo in scacco gli ospedali di mezzo nord, e il governo riteneva sostanzialmente inutile l’esecuzione di esami post-mortem per aiutare i medici a capirci qualcosa di più. «Ma è stato chiaro abbastanza presto che questa malattia si stava manifestando in forme diverse, multiple, bisognava capire – incalza Gianatti – E in più c’era l’ambiente in cui lavoravamo: era impossibile non sentire la necessità di mettersi in gioco, vivevamo un ospedale completamente votato alla causa, in ogni ambito».

Mettersi in gioco: un concetto forse sconosciuto ai colletti bianchi del ministero, a cui evidentemente non era ben chiara la situazione drammatica in cui versavano le strutture come il Papa Giovanni, arrivato a curare 500 malati di Covid-19 in contemporanea: così, spinto dalla necessità, il 23 marzo Giannetti decide di porsi apertamente in contrasto con il contenuto delle circolari ministeriali e insieme al collega Aurelio Sonzogni inizia le prime autopsie, «lasciando fuori il resto dello staff, per ragioni procedurali, e cioè per rendere più automatici determinati passaggi prima di intervenire, per esempio la vestizione, che è stata sicuramente più restrittiva e sicura rispetto ai periodi normali. E così siamo partiti».

Un esame dopo l’altro, un primo dato saltava agli occhi dei due dottori: «Più pazienti erano deceduti a causa di trombosi, un evento che spesso si è manifestato dopo la fase più acuta della polmonite, cioè dopo i sintomi più tipici provocati dal coronavirus. La teoria più credibile, oggi, collegata a questa scoperta, è che il virus si attacchi ad alcuni recettori che si trovano proprio lungo i vasi sanguigni. E più in generale che riesca a mettere in moto una serie di effetti che da un certo momento in poi non dipendono più da “lui”, ma ci sono e possono anche essere letali».

Proprio dall’emersione del dato della trombo-embolia come causa di morte i medici hanno deciso di associare terapie aggiuntive a quelle già in corso: il trattamento con l’anticoagulante eparina, ad esempio, un farmaco che al Papa Giovanni si usa da oltre un mese. «Sembra assolutamente utile, ma siamo ancora in fase di definizione, cioè non ci sono ancora certezze – aggiunge Gianatti —, tutto va stabilizzato, ma queste sono valutazioni che spettano ai miei colleghi clinici». Analogamente alla struttura orobica, anche il Sacco di Milano, unico ospedale d’Italia insieme al Papa Giovanni dove sono state fatte le autopsie, ha associato l’eparina alla terapia contro il Covid-19. La notizia, o meglio la «fuga» della notizia, si è presto diffusa a macchia d’olio: «È stata una novità — prosegue Gianatti — su cui si era concentrata parecchia attenzione. Dopo i primi esami autoptici avevamo fatto un incontro con tutti i clinici che stavano lavorando sul Covid, volevamo condividere con loro i nostri risultati. Ciò che si era detto in quella riunione era finito in rete, perché qualche collega aveva scritto una sorta di verbale, condividendolo in internet. Quel testo era stato letto ovunque, nel mondo ospedaliero, avevamo iniziato a ricevere telefonate dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti. E dovevamo invitare tutti a mantenere la calma, spiegando che i nostri erano solo dati preliminari». Tutto questo grazie alle autopsie tanto sconsigliate dal ministero.

Cristina Gauri

8 Commenti

  1. Come mai al ministero sconsigliavano le autopsie?? Chi c’è dietro a tale raccomandazione contro ogni ricerca che potesse evitare i domiciliari ad un intero popolo? Chi voleva distruggere la nostra economia con un virus a bassissima mortalità nei soggetti sani senza patologie concomitanti per soggiogarci definitivamernte?

  2. Non solo grazie alle autopsie, ma anche grazie alla diffusione a macchia d’olio delle notizie tramite internet e i social.
    Vogliamo scommettere che prima che accada un altro incidente del genere chi governa per conto terzi si premunirà nel mettere delle pesanti restrizioni alle comunicazioni non ufficiali???

  3. La primissima cosa che ho pensato quando hanno praticamente obbligato agli inizi ad una cremazione di massa senza autopsia è stato proprio: qui ci vogliono fregare!

  4. Trovo incomprensibile il motivo per cui a livello mondiale, visto che le morti epidemiche da Virus erano diffuse ovunque, la Sanità mondiale non si sia mobilitata e non abbia immediatamente pensato a fare delle ricerche radicali cioè autoptiche per approfondire, cercare e debellare la causa di migliaia di morti da Virus! Non è risaputo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia pensato a questa cosa! E’ possibile che questi pensieri nascano soltanto in Italia, come nel caso dei Dottori ospedalieri Andrea Gianatti ed Aurelio Sonzogni?

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