Roma, 23 nov – Femminicidi 2018: la buona notizia è che sono meno di un anno fa, 77 contro i 114 del 2017. Secondo il ministero dell’Interno si può propriamente parlare di “femminicidio” solo per 32 casi. Il dato è stato riportato  dalla Polizia di Stato nel corso del lancio della campagna ‘Questo non è amore’. E’ infatti difficile stabilire un conto preciso: la vaghezza è data dal fatto che nella normativa giuridica il reato di femminicidio non esiste e questo determina ogni anno un conteggio variabile. Ma viste le premesse, ci sentiamo quindi autorizzati a balbettare un’evidenza: gli uomini hanno cominciato (da un po’) ad uccidere meno donne.

Non pieghiamoci quindi alla logica dell’uomo che uccide perché disprezza le donne e nemmeno alla propaganda che vorrebbe far credere a tutte noi che il nemico si nasconde fra le mura di casa. Così oltre a “dare i numeri” analizziamo la cronaca dei fatti.

Delle 77 vittime conteggiate da IQD (in Quanto Donna) troviamo in elenco 5 donne la cui morte non è dipesa dal marito/compagno/fidanzato/padre/fratello e 1 decesso avvenuto nel 2017. Le vittime quindi scendono da 77 a 71.

In 7 casi a scatenare la furia omicida dell’assassino sono stati i soldi. E’ il caso di Paola Merlo, 66 anni, è stata ammazzata dal figlio adottivo, Caleb Ndong Merlo, 30enne originario del Camerun, perché non voleva più soddisfare le sue continue richieste di soldi e la ludopatia di cui soffriva. Stessa sorte per Roberta Perosino 54 anni uccisa dal marito dopo un litigio della coppia a causa dei debiti di gioco del secondo.

Proseguendo nell’analisi, ci si accorge che, in 10 casi, la morte della vittima non è stata causata da tensioni all’interno della coppia o dall’odio del marito nei confronti della moglie, in quanto donna, ma da depressione: lo stesso stato psicologico che porta ogni anno oltre 4300 persone a suicidarsi – di cui un quarto donne – senza che nessun organo superiore intervenga. Claudia Priami di Pontedera ad esempio di 86 anni, da tempo gravemente malata, è stata uccisa dall’anziano marito di 97 anni che poi si è suicidato. Qui non c’entra l’odio e il caso rende molto bene la situazione di solitudine in cui vivevano. Oppure quello di Leila Ghakirovan Kinsen soffocata dal compagno Joel Bradley Kinser, 44 anni a Pozzoleone. Lui era depresso da tempo, lei cercava di farlo uscire dal buco nero in cui era caduto. La scintilla della tragedia è stata la morte della loro tartaruga. E’ l’agghiacciante testimonianza resa da un’amica della coppia interrogata dopo il ritrovamento dei due corpi. Solitudine, malattia e stanchezza anche nel caso di Elide Valentini, 85 anni anziana malata che veniva curata dal figlio Paolo Fontana, 53 anni di Sassuolo. Era il figlio a prendersi cura di lei e anche del fratello ricoverato in una struttura: sfinito e stanco si è convinto a sopprimerla e poi a uccidersi lanciandosi dal ponte Secchia a Baiso, nel reggiano.

Proseguendo si contano 25 casi di omicidio – suicidio: alla morte della donna che si stava separando dal marito segue quella di chi l’ha uccisa. Vivere tra incomprensioni, liti e dispetti, magari usando i figli come ricatto è come precipitare all’inferno e con oltre 80mila divorzi e oltre 90.000 separazioni l’anno c’è chi perde la testa e arriva ad uccidere. Tragedie che non si possono fermare nemmeno con una legge o raddoppiando i 20 milioni di euro destinati ai centri anti-violenza. Ma raptus, accoltellamenti e uccisioni sono oramai consueti anche nelle donne: da gennaio a giugno 2018 oltre 90 maschi/mariti/compagni/figli/anziani hanno perso la vita, sono stati feriti gravemente o hanno ricevuto violenze fisiche dalle “colonne dell’amore”.

Con la giornata del 25 novembre non si parla solo di femminicidi ma si fa anche il bilancio delle violenze sessuali denunciate nel corso dell’anno. Ebbene da gennaio alla fine di luglio 1.646 donne italiane e oltre 670 straniere sono state violentate per un totale di 2.311 donne (+ 5% nell’ultimo biennio). Tra i violentatori sono stati identificati 1.628 italiani e 1.155 stranieri. Su questi numeri è necessario prendere coscienza. Se i cosiddetti femminicidi segnano un deciso calo sono le efferate violenze a danno di donne a fare impressione. Dal caso della turista polacca violentata davanti al fidanzato su una spiaggia di Rimini fino a renderla sterile passando dal caso di Pamela fino a Desirè, è il caso di cominciare a parlarne.

Antonietta Gianola

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3 Commenti

  1. Sappiamo tutti che ai cumunistoidi delle donne non frega nulla,vive o morte che siano……….dietro all’enfasi sul femminicidio si nasconde la campagna contro il maschio bianco etero, ultimo baluardo contro l’invasione negroide……..in realtà per liti, gelosie, problemi di denaro vengono uccisi ogni anno maschi e femmine………che si parli solo di queste ultime è il segno tangibile di una volontà politica che ci vuole servi di negroidi e culattoni vari. Auguroni.

  2. Complimenti all’ autrice dell’ articolo che dà un quadro preciso dei veri numeri dietro alla promozione del femminicidio che fà parte della promozione da parte dei media dei diritti individuali della persona necessitanti di maggiore tutela come della donna,dell’immigrato, gay,etc. Il femminicidio prima si chiamava omicidio perchè il termine riguardava ambo i sessi del genere umano,che come sà la saggezza popolare,sono solo 2!!(per la teoria del gender sono circa 65 le espressioni sessuali(?)diverse!!). Nel contempo i poteri finanziari stranieri e loro passati burattini locali promuovono la rimozione dei dirirtti collettivi quali contratto di lavoro non a termine,pensioni decenti,sanità gratuita, servizi e utenze pubbliche a costo e non a profitto (come invece avviene nell’ Ungheria di quello dipinto come cattivone Orban)

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