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Milano, 9 dic – Un bambino milanese era positivo al coronavirus il 21 novembre 2019… ma nessuno, come è ovvio, ne era a conoscenza. La scoperta è stata fatta all’incirca un anno dopo, al Policlinico universitario di Milano, analizzando i tamponi – conservati in celle frigorifere a meno 80°C – eseguiti, all’epoca, per i sospetti casi di morbillo.



Ebbene, le analisi hanno rivelato la presenza del coronavirus a novembre, almeno 3 mesi prima del paziente 1 di Codogno. L’ennesimo tassello che si aggiunge al mosaico dello «storico» dell’epidemia, che ormai vede come certo il suo inizio ben prima del gennaio-febbraio 2020. 

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Coronavirus a novembre 2019… ma nessuno poteva immaginarlo

Il tampone in questione, come detto, risale al 30 novembre 2019, data del ricovero di un bimbo di 4 anni che accusa tosse, raffreddore – presenti dal 21 novembre – vomito e difficoltà respiratorie. Il giorno dopo il piccolo presenta bollicine sulla propria pelle e il 5 dicembre gli viene fatto un tampone in gola per rilevare l’infezione da morbillo. ma la diagnosi pare non essere quella. Il bambino ad ogni modo guarisce e il tampone viene conservato nelle celle frigorifere dell’Università.

La ricerca un anno dopo

Un anno dopo un gruppo di ricercatori dell’ateneo si chiede: e se fosse stato Covid? Parte l’indagine. Vengono considerati 39 campioni congelati risalenti al periodo settembre 2019-febbraio 2020. Trentotto sono negativi al test per il Sars-CoV-2, tranne uno. Quello del bambino, che risulta positivo al coronavirus, ceppo di Wuhan.

La ricerca

L’esame effettuato nel laboratorio dell’università da Elisabetta Tanzi e Antonella Amendola, rileva direttamente l’Rna del coronavirus, inchiodandone le origini alla data del novembre 2019. «Ma non ci siamo fermati qui – spiegano a Repubblica – e per essere completamente sicuri che si trattasse di Sars-Cov2 abbiamo letto anche tutte le basi di una porzione del suo Rna, che corrisponde al cento per cento con quello di Wuhan». I risultati di questa ricerca, firmata anche dal preside di Medicina dell’università di Milano Gian Vincenzo Zuccotti, è stata pubblicata sulla rivista internazionale Emerging infectious diseases e sul sito dei Centers for disease control (Cdc) degli Stati Uniti.

Nessuna contaminazione

Gli studiosi escludono che si tratti di un caso «di contaminazione di laboratorio». Perché «Quel laboratorio è stato chiuso a marzo e non ha mai fatto analisi di tamponi Covid». Secondo i ricercatori  «L’esplosione che il coronavirus ha avuto in Nord Italia a fine febbraio è perfettamente compatibile con un’infezione già in circolazione da settimane o mesi».

Una mappa europea del coronavirus

«Per avere i primi sintomi il 21 novembre – spiegano – il bambino si è probabilmente contagiato 4 o 5 giorni prima. Né lui né la sua famiglia avevano viaggiato. Quindi il coronavirus era già presente in Nord Italia a metà novembre, confuso con i sintomi dell’influenza». La speranza degli studiosi è che altri laboratori seguano l’esempio portato avanti dal Policlinico, riprendendo così «i vecchi tamponi» e testandoli «per il coronavirus. Potremmo così ricostruire una mappa più precisa dell’arrivo dell’infezione in Europa».

Cristina Gauri

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