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Roma, 7 apr – Sta per finire l’era dei tamponi, occorre aprire ai test sugli anticorpi: quelli, cioè, che stabiliscono a posteriori l’avvenuta guarigione dal virus e la conseguente immunità, utile per rispondere all’esigenza di individuare nella popolazione i soggetti che sono già stati infettati dal virus, la cui diagnosi non sia stata effettuata attraverso l’esecuzione di un tampone e di un test di diagnostica molecolare.

«L’unico modo per scattare una fotografia esatta dei contagiati e dei guariti è il test sugli anticorpi». Lo dichiara Giorgio Palù, past president della Società europea di virologia e professore emerito di Microbiologia dell’università di Padova: l’esperienza con i tamponi, per Palù, andrebbe infatti conclusa al più presto, innanzitutto per l’impossibilità di effettuarli a tappeto sulla popolazione, e secondariamente perché non riescono a fornire dati certi sulla portata dell’infezione. 

«I numeri annunciati finora – sostiene il virologo – sono stati dati a vanvera. Il tampone va fatto sugli operatori sanitari ma in una fase come questa non possiamo farlo a tutti. Al contrario il test sugli anticorpi, che consiste in un esame del sangue, può essere esteso a più categorie di persone e ci dice con precisione chi ha già contratto il virus e chi no». Inoltre, spiega Palù, l’analisi può essere effettuata in tempi più brevi e presso qualsiasi laboratorio di chimica clinica. «In un’ora si possono effettuare migliaia di test, è un procedimento facile. E in una settimana si avrebbero già risultati significativi sulla popolazione. Che significa anche smettere di dare numeri a caso. Per ora in Veneto sono state selezionate 60mila persone per fare il test e di sicuro questo sarà uno strumento utile nel momento in cui bisognerà decidere chi potrà tornare a lavorare e chi no».

I test anticorpali hanno una duplice utilità: nel determinare la diagnosi e nell’accertare l’avvenuta guarigione. Questo concorre a creare lo spartiacque tra chi il virus, anche se asintomatico, l’ha già contratto – e di conseguenza può ritenersi “libero” di poter circolare e tornare alle proprie attività lavorative. In Veneto «noi ne abbiamo scelti un paio che hanno il marchio europeo, con criteri di sensibilità, specificità e valore predittivo positivo e negativo assolutamente affidabili, ovviamente con i limiti che hanno tutti i test diagnostici».

Il test degli anticorpi sarà quindi il più prezioso alleato della famosa “fase due”, quella della convivenza con il virus, che prevede un lento, graduale ritorno alla vita come la conoscevamo prima dell’epidemia. «Anche perché – Silvio Garattini, fondatore dell’istituto Mario Negri – ci sarà una seconda ondata» e il test si dimostrerà uno strumento per scremare chi non è più veicolo di contagio e chi invece deve ancora stare isolato, almeno fino al vaccino: «Ci sono 42 studi in corso. Probabilmente avremo un vaccino per la fine dell’anno. Alcuni hanno già avviato la sperimentazione animale».

Cristina Gauri

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1 commento

  1. Assolutamente corretto ma è bene segnalare che questa procedura degli anticorpi è emersa prepotentemente prima all’ estero… Dato che siamo in tema, è bene sapere che da noi riapriremo tutto (con qualche “furbata “operativa), volenti o nolenti, quando oltre ai ns. confini decideranno, precedendoci in tal senso!!

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