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Roma, 7 apr – L’emergenza coronavirus non placa gli scontri interni alla maggioranza giallofucsia. Stavolta, nel corso del lunghissimo Consiglio dei ministri per l’approvazione del decreto Imprese, sono volati stracci tra Pd e M5S sul ruolo di Sace, la società che – almeno su carta, considerata l’impostazione del dl Imprese – dovrà gestire i 400 miliardi di euro di prestiti alle aziende. La rissa tra i due principali schieramenti del governo è stata tale da dover sospendere il Cdm per trovare la quadra.

Scontro Pd-M5S sul controllo di Sace

Oggetto del contendere, il controllo del portafoglio, ossia chi gestirà il via libera per far ottenere le risorse alle imprese. Da una parte c’era il Pd, con il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, che voleva portare sotto il controllo del suo ministero la Sace, società che opera alle dipendenze di Cassa depositi e prestiti (Cdp). Ma quest’ultima è nell’orbita del M5S. Da qui lo scontro. E alla fine si pensava di lasciare Sace dentro Cdp ma la gestione dei finanziamenti doveva essere in capo al ministero dell’Economia. Soluzione che non è bastata a sedare gli animi e la seduta è stata sospesa.

Italia viva: “Lotta di potere da cui ci teniamo fuori”

Insomma, né i dem né i grillini intendevano rinunciare alla possibilità di gestire l’enorme flusso di risorse che verrà messo a disposizione dal decreto. Soprattutto in vista del rilancio dell’economia. Sì, perché Sace dovrà gestire anche molti soldi per sostenere l’export, materia questa di competenza diretta del ministro degli Esteri, il pentastellato Luigi Di Maio. Altro nodo su cui si è consumato lo scontro, è la garanzia per le imprese: il Pd non vuole che per le medio grandi sia del 100% ma tra il 70 e il 90% mentre altri, Italia Viva di Renzi in testa, la vogliono del 100% per tutti. “Su Sace si sta consumando una lotta di potere tra Pd e M5S da cui ci teniamo fuori – hanno accusato i renziani -. L’ unica preoccupazione per Italia viva è la garanzia al 100% per far avere liquidità a chi ne ha bisogno. Non ci interessano le questioni di potere di palazzo”.

Alla fine la spunta il Pd, Di Maio si “accontenta” di 50 miliardi

Alla fine, dopo 12 ore di Cdm, l’ha spuntata il Pd. Sace resta in Cdp, ma passa “sotto l’indirizzo e il coordinamento” del Tesoro, come Eni e Poste e altre controllate. La quadra è stata trovata grazie al “prestito” da 50 miliardi di nuove garanzie concesso dal Tesoro alla Farnesina proprio per l’export. “A queste garanzie nel 2021 si aggiungeranno altri 200 miliardi per nuovi investimenti“, ha annunciato il ministro degli Esteri. Secondo quanto riportato dalle agenzie, un ministro dem avrebbe così chiosato l’accordo: “Di Maio ha mollato Cdp per avere in cambio il potenziamento di Sace nell’export con una pioggia di miliardi”.

FdI all’attacco: “Vergognosa spartizione di potere che offende e umilia milioni di italiani”

Una vergogna“. Così in una nota comune i capigruppo di Fratelli d’Italia alla Camera e al Senato, Francesco Lollobrigida e Luca Ciriani. “Un’operazione”, quella su Sace che ha visto consumarsi lo scontro dem-pentastellati, “che offende e umilia i milioni di italiani. Che stanno fronteggiando la grave emergenza coronavirus letteralmente con l’acqua alla gola. Mentre tutto crolla e le famiglie, le imprese e le filiere produttive arrancano, al governo non individuano soluzioni adeguate. Ma trovano il tempo per giocare al risiko delle nomine”, si legge nella nota. La logica delle poltrone e del potere – è l’attacco di FdI – è sempre scandalosa, ma in questa emergenza diventa vergognosa. “Una spartizione di poltrone e potere che va interrotta. Per affrontare, tutti insieme, una crisi di sistema nazionale e mondiale”, concludono Lollobrigida e Ciriani.

Adolfo Spezzaferro

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