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Roma, 30 giu – Quando qualcuno diceva che le toghe rosse perseguitavano Silvio Berlusconi, veniva automaticamente preso per pazzo o complottista (che poi è la stessa cosa). Ora, però, le registrazioni del giudice Amedeo Franco confermano che, in buona sostanza, quella ricostruzione «complottista» non era poi tanto campata per aria.

«Sentenza pilotata dall’alto»

«Berlusconi deve essere condannato a priori perché è un mascalzone! Questa è la realtà, a mio parere è stato trattato ingiustamente e ha subito una grave ingiustizia… l’impressione che tutta questa vicenda sia stata guidata dall’alto. In effetti hanno fatto una porcheria perché che senso ha mandarla alla sezione feriale? Voglio per sgravarmi la coscienza, perché mi porto questo peso del… ci continuo a pensare. Non mi libero. Io gli stavo dicendo che la sentenza faceva schifo».

Questo è il passaggio più rilevante della registrazione che è finita in mano al Riformista, il quotidiano diretto da Piero Sansonetti che, negli ultimi tempi, sta continuando a far luce sullo scandalo di «magistratopoli». Nello specifico – spiega il Riformista – si tratta di «una dichiarazione del dottor Amedeo Franco che racconta come la sentenza di condanna di Berlusconi da parte della Cassazione fu decisa a priori e probabilmente teleguidata. Per questa ragione era una sentenza molto lacunosa dal punto di vista giuridico».

L’accusa contro Berlusconi (e Mediaset)

Tutta la storia ruota attorno alle sentenze di condanna per frode fiscale emesse in tre gradi contro Berlusconi. I processi ebbero luogo in un arco di tempo che va dal 2012 al 2013, con una velocità inusuale e sospetta. L’accusa era che Mediaset, attraverso la mediazione di un tale Farouk Agrama, avrebbe comprato dei film americani a un «prezzo falso» in modo da abbassarsi le tasse. Il cavaliere affermò a sua discolpa che al tempo era presidente del Consiglio e non si occupava né della dichiarazione dei redditi di Mediaset né tantomeno dell’acquisto di film stranieri per suo conto. Fatto sta che i giudici non gli credettero e lo condannarono ai servizi sociali, escludendolo peraltro dal Senato della Repubblica, applicando retroattivamente la legge Severino che, al tempo dell’ipotesi di reato, non esisteva.

A questo Berlusconi, o meglio Mediaset, si rivolse a un tribunale civile per appropriazione indebita contro Agrama. Insomma, se questa truffa c’era stata, tanto valeva farsi restituire il denaro. Il punto è che, come spiega sempre il Riformista, ​«il tribunale civile di Milano, con una recente sentenza, dopo aver esaminato tutte le carte e ascoltato tutti i testimoni, e preso in considerazione tutti gli atti dei processi penali, compresa la sentenza della Cassazione, ha escluso che ci fosse appropriazione indebita, ha stabilito che l’intermediazione non era fittizia, che la società di Agrama (che le sentenze penali avevano dichiarato fosse un’invenzione) è una società vera e propria e ben funzionante, e ha anche stabilito che non solo non ci fu maggiorazione nelle fatture, ma che il prezzo al quale Mediaset comprò era un ottimo prezzo». Insomma, l’accusa dei pm non stava in piedi, e pertanto la condanna di Berlusconi è stata ingiusta.

Il giudice Franco: «Fu un plotone d’esecuzione»

Ma torniamo alle registrazioni del giudice Amedeo Franco. Questi era il relatore presso la sezione feriale della Cassazione, al tempo presieduta dal pm Antonio Esposito, che nel 2013 confermò la sentenza dei due primi gradi di giudizio contro Berlusconi. Franco era rimasto sconcertato dall’iter del processo e lo rivelò a Berlusconi stesso, anche davanti a dei testimoni che registrarono le conversazioni. Gli audio non sono mai stati resi noti dai legali del cavaliere per rispetto nei confronti di Franco. Ora che però il giudice è morto, gli avvocati Andrea Saccucci, Bruno Nascimbene, Franco Coppi e Niccolò Ghedini hanno allegato queste registrazioni – insieme alla sentenza del Tribunale civile di Milano – a un supplemento di ricorso presso la Corte Europea contro la Cassazione.

In un’altra conversazione il giudice Franco sostenne che «sussiste una malafede del presidente del Consiglio, sicuramente, lui lo sapeva», cioè «sa che è una porcheria». In quell’occasione Franco riferì anche delle voci secondo cui il presidente della Cassazione Esposito – che oggi è editorialista al Fatto Quotidiano di Travaglio – sarebbe stato «pressato» poiché il figlio, anch’egli magistrato, era indagato dalla Procura di Milano per «essere stato beccato con droga a casa di…». E ancora: «I pregiudizi per forza che ci stavano… si potesse fare… si potesse scegliere… si potesse… si poteva cercare di evitare che andasse a finire in mano a questo plotone di esecuzione, come è capitato, perché di peggio non poteva capitare… Questo mi ha deluso profondamente, questo… perché ho trascorso tutta la mia vita in questo ambiente e mi ha fatto… schifo, le dico la verità, perché non… non… non è questo, perché io… allora facevo il concorso universitario, vincevo il concorso e continuavo a fare il professore. Non mi mettevo a fare il magistrato se questo è il modo di fare, per… colpire le persone, gli avversari politici. Non è così. Io ho opinioni diverse della… della giustizia giuridica». E poi Franco confessò a Berlusconi: «Tutti i miei colleghi e anche i suoi che pure non la supportano sono convinti che questa cosa sia stata guidata dall’alto».

Elena Sempione

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