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Pistoia, 20 mar – Alla fine, a furia di tirar troppo la corda, è arrivato chi di dovere a rimettere al proprio posto don Biancalani. E a rompergli le uova nel paniere. Il parroco di Vicofaro, è noto, gestisce un accampamento di africani allestito nella propria parrocchia e considera quello spazio alla stregua di un’enclave dove le leggi dello Stato e quelle ecclesiastiche perdono valore in favore delle supreme leggi dell’accoglienza. Gente che va, gente che viene, nemmeno si sa chi e quanti siano, lo ha ammesso lui stesso. E in piena pandemia lascia i suoi ospiti liberi di ammassarsi all’interno della struttura o lancia improbabili laboratori di mascherine fatte con stoffa e carta da forno. Misure di contenimento del virus e quarantena svaniscono di fronte all’imperativo di restare umani. I residenti a Vicofaro sono in visibilio, come si può ben immaginare.

Il vescovo: ridurre i migranti

Ora però il vescovo di Pistoia, Fausto Tardelli, ha finalmente messo un freno alla situazione e ha reso nota l’intenzione di ridurre drasticamente e nell’immediato il numero dei fratelli migranti ospitati nella parrocchia di Vicofaro. “Al momento – precisa il vescovo Tardelli a L’Arno – si sta operando affinché quanto prima tutto sia regolare e al riparo di qualsiasi rischio, sia per la popolazione residente nel quartiere di Vicofaro, sia per le stesse persone ospitate”. Poi annuncia che gli immigrati saranno collocati “in ambienti idonei e tutelati, dove siano rispettate in tutto le norme igienico sanitarie, di prevenzione e di movimento varate dal governo”.

Biancalani sorvegliato speciale

L’intenzione sarebbe quella di “predisporre una stretta sorveglianza anche all’interno della struttura di Vicofaro, perché ci si attenga a quanto oggi richiesto a tutti per il bene comune e prima di tutto degli stessi fratelli immigrati”. Insomma, Biancalani dovrà smettere di fare il cavolo che gli pare. Il vescovo conclude asserendo che “seppure l’osservanza delle leggi sull’ordine pubblico e delle norme igienico sanitarie recentemente emanate sia responsabilità personale di ogni cittadino, solo le autorità pubbliche preposte hanno gli strumenti idonei per farle rispettare” e “da questo punto di vista, se opportunamente e preventivamente avvisato, non troveranno certamente in me alcun ostacolo alla loro azione e intervento, neppure all’interno delle stesse strutture”.

Cristina Gauri

1 commento

  1. Onorati i morti , forse scopriremo l’ utilità del virus …..ha svegliato
    pure un vescovo che DORME da 3 o più ANNI , nonostante i solleciti
    ricevuti dai parrocchiani , che sperava restassero segreti …..

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