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Bologna, 25 nov – Non è intenzionato a mollare Mattia, il proprietario di un pub bolognese,  destinatario di ben tredici multe – un totale di seimila euro – per aver sfidato i limiti orari di chiusura imposti dall’ultimo Dpcm. Intervistato dalla trasmissione Fuori dal Coro, l’uomo ha dichiarato «Ci sembrava l’unica soluzione per poter andare avanti». Più che disobbedienza civile, appare come esasperazione e istinto di sopravvivenza dettati da una situazione che si rende via via sempre più insostenibile.



Multati anche i clienti del pub

Non si tratta di una mera sfida tanto per godere di un qualche briciolo di popolarità, o per fare i bastian contrari a tutti i costi, come ha modo di spiegare Mattia: «Qualcuno deve prendersi la responsabilità di quello che sta succedendo, e nessuno lo sta facendo». Ed in effetti, ormai la polizia – ben sapendo che la sua attività rimarrà aperta oltre l’orario consentito – gli fa continuamente visita: negli ultimi tempi, a quanto pare, sono stati multati anche i clienti e la cosa ha iniziato a suscitare un effetto di deterrenza, tanto che il volume degli affari e la mole delle presenze si sono incrinati in maniera drastica.

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Convivere con la paura

La situazione sembra essere sfuggita al controllo, e Mattia non ha esitazioni quando afferma di dover convivere con la paura. Paura dei continui controlli, delle sanzioni che vanno ingigantendo il suo debito con lo Stato e della contrazione sempre più marcata e vistosa del numero dei suoi clienti. Peraltro, potrebbe profilarsi persino l’ordine di chiusura forzata del locale. Ma a dire il vero la situazione è già abbastanza drammatica anche senza dover pensare a quello scenario. Meno presenze, meno consumazioni, meno introiti, e la paura più grande è infatti quella di non riuscire più ad andare avanti fino a fine mese. In poche parole, l’enorme paura di non aver più da mangiare. «Se non riusciamo a mangiare perché non possiamo lavorare, dove andiamo?», dichiara infatti, amaramente, il proprietario del pub.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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