Brindisi, 8 nov – Un altro fatto di cronaca che vede coinvolti i “furbetti” del reddito di cittadinanza, cioè coloro che, pur dichiarandosi nullatenenti e nullafacenti, percepiscono l’assegno del sussidio, salvo poi lavorare in nero o condurre attività criminose di vario genere. Non passa giorno senza avere notizia di malviventi beneficiari dell’assegno. Così, dopo la 46enne romana spacciatrice di cocaina e i contrabbandieri di sigarette salernitani di alcuni giorni fa, ci spostiamo a Brindisi dove 4 uomini sono stati scoperti in pieno giorno mentre trafugavano dei cavi di rame da un nastro trasportatore della centrale Enel Federico II di Cerano. Si tratta di Alessandro Coluccello, 30 anni, Tonino Ferrari, 59 anni, Salvatore Vitasevic, Roberto Galluzzo, 54 anni. I carabinieri hanno arrestato i ladri dopo un breve tentativo di darsela a gambe.

Il furto

Come riporta la Gazzetta del mezzogiorno, i malviventi si sono introdotti nella centrale intorno alle 14 di lunedì 4 novembre: obiettivo, l’impianto di illuminazione dell’asse adibito al trasporto del carbone alla centrale termoelettrica. Un addetto alla vigilanza, resosi conto di quanto stava accadendo, ha immediatamente segnalato il furto ai carabinieri chiedendone l’intervento immediato. L’arrivo dei carabinieri della compagnia di Brindisi al comando del maggiore Stefano Giovino, e dei militari del Nucleo Operativo e Radiomobile diretti dal tenente Marco Colì è stato questione di minuti.

Altri “furbetti”

Inutile il maldestro tentativo di fuga dei quattro alla vista delle forze dell’ordine: i militari sono riusciti a bloccare i ladri dopo un breve inseguimento attraverso i campi. Da quanto riportato dai carabinieri, sono stati rubati 1400 metri di cavi, del peso pari 3575 chili, per il controvalore di 30.000 euro circa. Durante gli accertamenti i carabinieri hanno scoperto che due dei colpevoli erano beneficiari del reddito di cittadinanza, di cui è stata subito sospesa l’erogazione. Gli arrestati, come disposto dall’autorità giudiziaria, sono stati  accompagnati presso le rispettive abitazioni in regime di arresti domiciliari.

Cristina Gauri

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