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Roma, 15 gen – Soldi in contanti, prestazioni sessuali, oggetti preziosi, cibo consegnato a casa. E’ quanto sarebbe stato garantito a Marco Petrini, magistrato in servizio alla Corte di Appello di Catanzaro nonché presidente della Commissione provinciale tributaria del capoluogo calabrese, in cambio di interventi “per ottenere, in processi penali, civili e in cause tributarie sentenze o comunque provvedimenti favorevoli a terze persone concorrenti nel reato corruttivo”.

Il giudice è stato arrestato, ma in totale sono 8 le persone indagate nell’inchiesta della Dda di Salerno avviata nel 2018: di queste, tra cui il magistrato, sette sono finite in carcere mentre un’altra ai domiciliari. Tra gli arrestati vi sono anche due avvocati, uno del foro di Catanzaro e l’altro di Locri, entrambi per corruzione in atti giudiziari. Le indagini condotte dalla Dda di Salerno, hanno infatti permesso di ricostruire “una sistematica attività corruttiva” nei confronti della toga.

Le accuse al giudice

Stando a quanto riferito dalla Dda, gli indagati pagavano il giudice Petrini “per ottenere, in processi, civili e in cause tributarie, sentenze e provvedimenti a loro sfavorevoli o favorevoli a terze persone”. Inoltre, secondo la procura di Salerno “in taluni casi i provvedimenti favorevoli richiesti al magistrato a da quest’ultimo promessi e/o assicurati erano diretti a verificare, mediante assoluzioni o consistenti riduzioni di pena, sentenze di condanna pronunciate in primo grado dai Tribunali del distretto di Catanzaro, provvedimenti di misure di prevenzione, già definite in primo grado o sequestri patrimoniali in applicazione della normativa antimafia, nonché sentenze in cause civili e accertamenti tributari”.

I finanzieri, durante la perquisizione, hanno sequestrato in casa del magistrato 7mila euro in contanti custoditi all’interno di una busta. Secondo gli investigatori la toga aveva continuamente bisogno di soldi “anche per mantenere l’elevato tenore di vita”.

Alessandro Della Guglia

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