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Roma, 15 gen – “Cosa sarebbe successo se Libero avesse scritto: ‘Cancellare la Segre?‘”. Così Vittorio Feltri si rivolge all’Ordine dei giornalisti per denunciare il titolo di apertura di Repubblica di oggi contro Salvini e per porre l’accento sulla politica del “due pesi e due misure” nei confronti della stampa di regime (ossia di sinistra). “Cari colleghi dell’Ordine, stamane la Repubblica reca in prima pagina il seguente titolone di apertura: Cancellare Salvini. Non credo che l’intenzione del titolista fosse quella di cancellare con la gomma il capo della Lega. È una frase minacciosa che incita al linciaggio. Cosa sarebbe successo se Libero avesse scritto a caratteri cubitali: Cancellare la Segre? Segnalo a voi che non leggete i giornali ma processate i giornalisti politicamente scorretti questa perla democratica e antifascista. Sono curioso di vedere se sanzionerete Verdelli che pure è un direttore stimabile. Cordiali saluti”. Così il direttore di Libero in una lettera all’Ordine dei giornalisti.

Salvini: “Titolo di una violenza senza precedenti”

Dal canto suo, il diretto interessato a Casalecchio di Reno ha parlato a giornalisti e simpatizzanti mostrando la prima pagina incriminata. “Viviamo in un Paese strano dove oggi uno dei principali quotidiani in edicola ha come mega titolo a 9 colonne ‘Cancellare Salvini’. Penso sia un titolo di una violenza senza precedenti“. Il leader della Lega incassa quindi il consenso della piazza e rincara la dose su Repubblica: “Loro si professano democratici. Ma questi signori sono gli unici che istigano all’odio ed alla violenza, si dovrebbero vergognare. Mi domando se l’ordine dei giornalisti esista e se sia normale che un quotidiano che vende centinaia di migliaia di copie attacchi personalmente, fisicamente e moralmente una persona scrivendo ‘Cancellare Salvini'”.

In effetti – e rispondiamo a chi obietta che il titolo si riferisce ai decreti Sicurezza che portano il nome dell’ex ministro dell’Interno, ma in tal caso si sarebbe dovuto scrivere “Cancellare i decreti Salvini” – l’ambiguità è fortemente voluta. Negarlo sarebbe ridicolo.

Adolfo Spezzaferro

3 Commenti

  1. è brutto da dirsi, ma se la Segre non continuasse a sfidare la sorte, probabilmente non sarebbe coperta da insulti.

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