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Roma, 12 gen – Un’altra disgustosa chat Whatsapp gestita da ragazzini minorenni, residenti in varie regioni italiane, utilizzata per scambiarsi foto e filmati pedopornografici. Immagini rivoltanti di bambini costretti a subire stupri, torture e violenze efferate. Per questo la Procura della Repubblica, presso il Tribunale dei Minorenni di Firenze ha indagato 12 adolescenti di età compresa tra i 14 e i 17 anni. Lo riferisce Today.

Non è la prima chat pedopornografica gestita da minorenni

I carabinieri hanno perquisito le loro abitazioni sparse tra Piemonte, Toscana, Campania, Veneto, Lombardia e Basilicata, sequestrando una notevole mole di materiale su cellulari, computer, chiavette usb e tablet. L’operazione, chiamata Utistici come gli indagati chiamato la chat, è il proseguimento dell’operazione The Shoah Party, un’altra chat dell’orrore sempre gestita da minorenni, soprattutto piemontesi, condotta dai carabinieri di Siena nel 2019 dopo la denuncia di una madre che aveva trovato nel cellulare del figlio immagini pedoporografiche. 

Il gruppo creato su Whatsapp vedeva la presenza di ragazzi tra i 14 e i 17 anni ed anche qualche maggiorenne:  «Tutti originari da diverse regioni d’Italia: hanno attuato un sistematico interscambio, in condivisione di immagini e filmati, inerenti la pedopornografia, con bambini anche in tenerissima età. Costretti a subire e compiere atti di natura sessuale disumani», spiegano gli investigatori.

Partecipavano anche ragazze

Le ipotesi di reato che ruotano attorno alla chat dell’orrore sono diffusione e detenzione di materiale pedo-pornografico e istigazione a delinquere. «Questa volta nella chat ci sono anche ragazze, le quali spesso con richieste esplicite, non meno ai compagni maschi, interagiscono a pieno titolo sugli argomenti trattati, avendo consapevolezza del disvalore sociale e criminale delle loro azioni», ha puntualizzato il procuratore Sangermano. Buona parte del materiale incriminato «è proveniente dagli ambienti del web sommerso, conosciuto come Dark e Deep web: ossia quella parte di internet dove solo gli utenti più esperti riescono ad accedere. Infatti lì si trova veramente di tutto, soprattutto illegale e spesso ben oltre i confini della sanità mentale», conclude il magistrato.

Cristina Gauri

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