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Chieti, 8 ott — Da tre anni era costretta dal marito a dormire in terra perché russava: è successo a Chieti, in Abruzzo, dove una donna ha denunciato il coniuge chiedendone, al contempo, la separazione. Trent’anni di vessazioni e torture psicologiche, aggressioni verbali e fisiche, culminate nell’umiliante imposizione di dormire sul pavimento, come un animale domestico: secondo quanto riportato dalla cronaca locale l’uomo ha patteggiato due anni di reclusione con pena sospesa.



Uomo costringeva la moglie a dormire in terra

Dalle indagini condotte dagli agenti della squadra mobile cittadina è emerso «un quadro di relazioni domestiche improntato alla unilaterale sopraffazione morale e materiale da parte del marito, che si esprime nella continua denigrazione e umiliazione della moglie, deprivata del proprio ruolo familiare e perfino della propria dignità, nonostante si tratti di persona attiva e autosufficiente», si legge nelle carte dell’inchiesta.

Per trent’anni la donna aveva subìto «continue vessazioni e umiliazioni da parte del marito, tanto che, alla fine dello scorso anno, si è determinata a chiedere la separazione». Apriti cielo: la decisione della moglie «ha scatenato nell’uomo una violenta reazione: dapprima, stando a quanto denunciato, ha imposto alla moglie e alla figlia di andare via di casa e, successivamente, utilizzando la propria macchina come ariete, ha volontariamente danneggiato, colpendola più volte fino a distruggerla, l’auto della moglie».

Violenze e torture

In quell’occasione la figlia 26enne aveva filmato la terribile scena con il telefonino: solo l’intervento di una volante aveva in quell’occasione evitato il peggio. Alle due donne non è rimasto altro da fare che abbandonare l’abitazione che dividevano con quell’uomo. Oltre all’episodio del pavimento, «negli ultimi due-tre anni», riferiscono gli inquirenti, «l’indagato è giunto a impedire alla moglie perfino di parlare, dicendole costantemente: “Stai zitta, sono bevuto e non sono padrone di me, posso fare qualsiasi cosa”». Una sera, l’uomo le aveva sferrato «un calcio alla gamba per il fatto che era tornata tardi dal lavoro e dunque non gli aveva fatto trovare la cena pronta». In un’altra occasione, invece, il 58enne l’aveva rincorsa con un utensile da giardinaggio «ingiuriandola e minacciandola, spaventandola al punto che non era voluta rientrare a casa».

Cristina Gauri


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