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Roma, 26 lug – “Il 35% dei decessi (a causa del Covid, ndr) riguarda pazienti con diabete”. Un allarme che desta preoccupazione e al contempo fa riflettere quello di Raffaella Buzzetti, ordinario di Endocrinologia all’università La Sapienza e Responsabile UOD Policlinico Umberto I e Coordinatrice Nirad Società Italiana Diabetologia. “In questi tempi di Covid 19 abbiamo toccato con mano quanto il diabete sia una pandemia nella pandemia e quanto questa malattia amplifichi gli effetti di ogni ulteriore patologia”, scrive Buzzetti su Leggo.



Covid, Buzzetti: “Il 35 dei decessi riguarda pazienti con diabete”

“Le persone con diabete che hanno contratto il Covid 19 hanno avuto una prognosi più infausta rispetto alle persone che non avevano il diabete. L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha dimostrato che il 35% dei decessi riguarda pazienti con diabete”, fa notare l’endocrinologa. Non solo, “in alcune fra le persone che hanno avuto diagnosi di Covid 19 è anche comparsa una nuova forma di diabete. Fare ogni possibile attenzione significa quindi in primis alimentazione sana e sport. Anche perché l’età di comparsa del diabete di tipo 2 si sta abbassando. Se infatti il diabete di tipo 1 (che rappresenta il 10% circa di tutte le forme ed ha una patogenesi autoimmune che richiede l’insulina per la sopravvivenza) è prevalente nell’ infanzia e nell’adolescenza, quello di tipo 2 invece interviene nell’età adulta”.

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Perché aumentano i diabetici

Buzzetti fa poi notare poi i possibili motivi dell’aumento di diabetici. Con “il peggioramento dello stile di vita, la riduzione dell’attività fisica e il consumo di cibi raffinati ricchi di zuccheri e di grassi saturi, l’età di comparsa del diabete di tipo 2 si è pericolosamente abbassata. E con essa i rischi generali o specifici che si sono intrecciati al Covid 19”. Lo studio Capture evidenzia inoltre che “un soggetto con diabete su tre ha un maggiore rischio cardiovascolare: in tema di genere poi si è visto che le donne con diabete hanno addirittura un rischio aumentato rispetto agli uomini dopo la menopausa e quindi una possibilità di infarto del miocardio superiore a quella maschile. Il messaggio che vorrei dare è quindi relativo alla prevenzione attuabile con l’attività fisica ed un’alimentazione adeguata e a noi diabetologi l’impegno di trattare al meglio i nostri pazienti anche utilizzando farmaci “intelligenti” come gli agonisti recettoriali dei GLP1 che favoriscono la riduzione di peso e sono efficaci sul controllo della glicemia, fondamentale al fine di prevenire una peggiore prognosi anche nel caso di infezione da Covid 19”.

Alessandro Della Guglia

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