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incidente-poliziaRoma, 28 dic– L’addio alla Fiat  lo avevamo già dato quando la storica fabbrica italiana ha delocalizzato all’estero, spostando altrove anche la sua sede legale; ma che ora lo Stato arrivi a srotolare l’ennesimo tappeto rosso ai tedeschi, per aprire braccia e portafogli al grido di “Wilkommen Volkswagen”, ci sembra alquanto grottesco e anti-italiano.



Sì, perché il marchio automobilistico germanico si è aggiudicato l’appalto iniziale di 206 mezzi che finiranno nelle questure italiane e nelle caserme dei Carabinieri. Questo primo appalto fa parte di una trattativa tra il ministero dell’Interno italiano e la casa produttrice di Wolfsbrurg, che comprende fino a 4.000 veicoli, di cui 1.800 andranno alle ‘pantere’ e 2.100 alle ‘gazzelle’, per un costo complessivo massimo di 184 milioni di euro che finiranno nelle casse della Merkel.

La Wolkswagen Group Firenze spa, ha vinto la gara d’appalto contro la Fiat Auto Var srl, scendendo con il prezzo dell’automobile tedesca fino a 43.897 euro, inclusi di equipaggiamento, allestimento e manutenzione per 6 anni o 150.000 chilometri, facendo infuriare la vecchia azienda piemontese che presenta ricorso al TAR del Lazio, lamentandosi di una serie di irregolarità procedurali e formali nell’offerta. Il 26 settembre scorso però, i giudici hanno bocciato la domanda di ricorso della Fiat, consegnando definitivamente al gruppo tedesco l’accesso alle scuderie delle forze dell’ordine italiane.

La Germania entra così anche nei garages dello Stato, con i propri motori affiancati a quelli della Seat, acquistata agli spagnoli dal Gruppo Wolkswagen. Gli agenti, probabilmente a loro malgrado, faranno quindi pubblicità al marchio estero di fronte ai milioni di turisti che ogni anno vengono da tutto il mondo per godere del “Made in Italy”, esibendo sulle vetture l’inconfondibile simbolo di uno stato straniero. Ma d’altronde, questo è il prezzo da pagare quando i principali marchi della nazione scappano oltre confine al primo cenno di crisi, tradendo i lavoratori e liberando così un mercato, quello statale, che dovrebbe invece rimanere autarchico per regola imposta.

Andrea Bonazza



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