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La politica del 2014, fra la resa del Cav e l’ascesa di Renzi

by Adriano Scianca
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renziRoma, 29 dic – Ancor meno sovranità, ma con molti più tweet. Il 2014 della politica italiana ha visto la nazione ancora una volta umiliata sotto il tallone di ogni organismo nazionale o sovranazionale, politico o economico.

Dal 22 febbraio abbiamo il terzo governo di fila che è espressione di grigia ingegneria istituzionale, in spregio di ogni chiaro mandato popolare. Monti, Letta, Renzi: la differenza è tutta di forma e poco di sostanza. Rispetto all’androide bocconiano e al burocrate neodemocristiano, l’ex sindaco di Firenze ha saputo rivestire il suo ruolo di passacarte delle oligarchie con una veste scintillante, brillante, vincente.

Fregarti convincendoti che la cosa ti piaccia: in questo senso Renzi è stato veramente un colpo da maestro dei “mercati” o chi per loro. Prima ancora di entrare a Palazzo Chigi, del resto, Renzi si è preparato il terreno con il famoso “Patto del Nazareno”: in apertura di anno, il 18 gennaio 2014, Silvio Berlusconi e il leader del Pd si incontrano nei pressi di via del Nazareno, a Roma. Sono le prove generali del grande inciucio.

Il Berlusconi che si siede al tavolo con Renzi non è più il caudillo televisivo, arrembante e combattivo (seppur nel suo modo un po’ folcloristico): è indebolito, ricattabile.

Di lì a breve, infatti, arriva la bastonata: il 18 marzo 2014 la Corte di Cassazione conferma per l’ormai ex Cavaliere la pena accessoria di due anni di interdizione dai pubblici uffici nell’ambito del processo Mediaset, in cui nell’agosto del 2013 Berlusconi è stato condannato a quattro anni di detenzione (di cui tre beneficiati dall’indulto). Il 10 aprile 2014 viene confermata la proposta di affidare il condannato in prova ai servizi sociali.

Per quante ragioni si possano obiettare alla battaglia contro Berlusconi condotta attraverso la quinta colonna dei magistrati, non si può che constatare come la sua reazione sia stata all’insegna della resa.

Se Berlusconi, con tutte le sue (poche) luci e le sue (infinite) ombre tramonta, c’è un altro astro politico che sorge: è quello di Matteo Salvini. L’europarlamentare prende il Carroccio in stato comatoso, spompato dagli scandali e dalla concorrenza grillina, e piano piano lo riporta a percentuali importanti, fino ad arrivare al clamoroso sorpasso su Forza Italia avvenuto nelle regionali dell’Emilia-Romagna (vinte comunque dal Pd, così come in Calabria).

Salvini propone un lepenismo all’italiana, un populismo aggressivo e post-ideologico, che riesce a interpretare il sentimento popolare nell’era della ribellione delle élite. Tutto quello che il M5S non è riuscito a fare, imboccando la strada di un lento declino che solo la sequela di scandali politico-giudiziari potrà arrestare. Toccherà quindi a Salvini incarnare la speranza sovranista del 2015?

Adriano Scianca

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