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Pistoia, 14 gen – Sembra essere arrivata al termine la lunghissima attesa di molti lavoratori ex Ansaldo Breda (oggi Hitachi) per vedersi riconosciuta la pensione anticipata a causa dell’esposizione all’amianto.



Nel periodo dal 1987 al 1991 presso lo stabilimento pistoiese dell’allora Breda Costruzioni Ferroviarie, azienda produttrice di vagoni ferroviari, si sono svolti i lavori di sostituzione della copertura in Eternit del tetto, in accordo con le disposizioni europee in materia di sicurezza conseguenti la scoperta della pericolosità di questo materiale, la cui usura genera polveri di amianto cancerogene. I lavori furono effettuati senza interrompere il normale ciclo produttivo e senza fornire ai lavoratori adeguati equipaggiamenti di protezione. Ciò ha comportato gravissimi danni per la salute degli operai, con circa 150 morti per mesotelioma, rara forma tumorale causata dall’esposizione dell’amianto.  

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Ex Ansaldo Breda: lungo iter per benefici della legge

A distanza di molti anni, nel 2014, ancora numerose fibre di amianto furono rinvenute all’interno dello stabilimento. E’ in quell’anno che inizia l’iter parlamentare di una proposta bipartisan per garantire benefici previdenziali ai lavoratori soggetti ad esposizione all’amianto. La legge è approvata nel 2015 ma viene resa operativa solamente cinque anni più tardi con la recente variazione della Legge di Bilancio 2020. A beneficiarne saranno 395 operai.

Ugl in prima linea in questa battaglia

Chi da sempre si è battuto per questo riconoscimento è il sindacato Ugl: “Possiamo dirci abbastanza soddisfatti in merito allo sblocco della lunga e intricata vertenza amianto. Finalmente giunge il tanto sospirato riconoscimento per quei primi 395 lavoratori che subirono lo sciagurato smantellamento sopra le loro teste di 135.000 mq di tetto in cemento e amianto – dichiara in una nota stampa la segreteria provinciale dell’Ugl di Pistoia – Non siamo interessati a prenderci meriti che non ci spettano ma crediamo sia giusto ricordare l’importanza del percorso legale avviato grazie all’iniziativa di alcuni lavoratori fuoriusciti dalle altre sigle confederali che, in seguito, divennero iscritti e simpatizzanti del nostro sindacato. Possiamo affermare che queste furono le solide basi che permisero di costruire l’impalcatura a sostegno della realizzazione di questa sofferta legge. Per questo motivo noi metalmeccanici di Ugl possiamo certamente sentirci fieri di aver dato un nostro fattivo contributo, oltre ad essere sempre stati attenti a non far mai perdere la memoria a nessuno: dai vertici aziendali, alle istituzioni, al consiglio comunale e alla politica. Abbiamo combattuto insistentemente e molte volte siamo rimasti duramente colpiti e feriti poiché il livello di scontro, generato dal nostro fermo interesse sulla questione, ha dato luogo a dure conseguenze di cui, da ultimo, il licenziamento da parte di Hitachi del nostro segretario provinciale Antonio Vittoria”.

Escluse molte ditte esterne dell’indotto

“Resta però il rammarico – osserva la nota dell’Ugl – per l’esclusione dalla platea dei beneficiari della legge di molti lavoratori delle ditte esterne dell’indotto, comprese quelle dei servizi tra cui, ad esempio, quelle delle pulizie che negli anni della bonifica spazzarono e respirarono i residui precipitati da quel maledetto tetto operando fianco a fianco con gli operai. Queste persone, pesantemente discriminate, non godranno di alcun beneficio, solamente a causa di un codice Ateco non direttamente collegabile al settore ferroviario”.

Lorenzo Berti

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