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fontana di trevi monetinaRoma, 27 feb – Da gioiello del tardo barocco a fondo del barile da raschiare. Sic transit gloria mundi, in tempi di Ignazio Mario commissariato e Francesco Paolo Tronca, il prefetto chiamato a sostituire pro tempore il sindaco marziano. Non che l’esordio sia stato eccezionale, con la surreale vicenda della scrivania spostata dalla finestra per paura dei cecchini. E il prosieguo della carriera a tempo determinato al Campidoglio non manca di riservare altre sorprese.

Come quella, ad esempio, che vede il prefetto cercare di raschiare il fondo del barile alla ricerca disperata di fondi per puntellare il bilancio del comune. Così, nel mirino di Tronca finisce la fontana di Trevi, fra le più grandi bellezze della capitale e meta ogni anno di milioni di turisti, altrettanto generosi nel gettare la proverbiale monetina nell’acqua dando le spalle al monumento. Il rito è una scaramanzia: chi lo compie esprime il desiderio e la speranza di ritornare a Roma. Ma allo stesso tempo aiuta la Caritas, che in virtù di una convenzione con il Comune è la “proprietaria” del tesoretto che ogni giorno si deposita sul fondo dell’opera settecentesca. E che tesoretto: l’ente della diocesi di Roma incamera quasi un milione di euro l’anno. I proventi sono poi destinati – pur senza rendicontazione puntuale – alle varie attività dall’organizzazione, fra cui spiccano anche due centri d’accoglienza per clandestini, oltre ad aver gestito in prima persona la cernita delle quasi 100 parrocchie dichiaratesi disponibili ad ospitare i sedicenti rifugiati, senza dimenticare l’imprescindibile “Corso multidisciplinare di formazione su rifugiati e migranti”, organizzato presso l’Università La Sapienza.

Fatto sta che la convenzione con il Comune è in scadenza nel 2017 e per ora non sembra che vi sia alcun passo avanti nelle trattative per il suo rinnovo. Dalla Caritas, secondo quanto riporta La Stampa, lamentano l’assenza di interlocutori in Campidoglio, facendo sorgere il sospetto che Tronca faccia orecchie da mercante per lasciar scadere l’accordo e tornare in possesso della massa di euro, dollari e sterline. Come già succede con le altre fontane romane, i cui “ricavi” sono utilizzati per la conservazione e l’eventuale restauro delle stesse.

Non che il business che la Caritas finanzia sia qualcosa di disinteressato e senza macchia. Dall’altra parte, però, troviamo il prefetto che sembra voler sorvolare su alcuni particolari dello scandalo affittopoli, nel quale rientra peraltro anche una casa che si affaccia proprio sulla Fontana di Trevi (mentre non si fa scrupoli a sgomberare famiglie italiane residenti in case popolari), e in cambio fa la figura del mendicante andando a raschiare il fondo del barile – è proprio il caso di dirlo – per racimolare qualche soldo in più.

Giuliano Lebelli

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