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Milano, 10 ago – Spunta la prima autodenuncia tra i percettori del bonus di 600 euro per le partite Iva. Non si tratta, però, di uno cinque furbetti parlamentari (3 della Lega, 1 grillino e 1 di Italia Viva) di cui ormai tutta Italia vorrebbe conoscere l’identità, ma di un consigliere comunale milanese. Anita Pirovano, consigliera comunale di Milano Progressista e coordinatrice metropolitana di Sinistra Ecologia Libertà, in un lungo post su Facebook si autodenuncia alla luce del coinvolgimento, rivelato da Repubblica, di «duemila persone tra assessori regionali, consiglieri regionali e comunali, governatori e sindaci. Apprendo dunque da Repubblica online che sarei coinvolta (!) nello scandalo dei “furbetti del bonus” e mi autodenuncio».

Pirovano, mamma di una bimba, laureata in psicologia sociale, poi dottorata con una tesi etnografica, tiene a operare una distinzione tra la sua situazione di impiegata presso un’amministrazione comunale e quella di un deputato che guadagna oltre 12 mila euro lordi al mese (più i bonus): un consigliere incassa cifre enormemente più basse. «Non vivo di politica perché non voglio e non potrei. Non potrei perché ho un mutuo, faccio la spesa, mantengo mia figlia e – addirittura – ogni tanto mi piace uscire e durante le ferie andare in vacanza. In più ho studiato fino al dottorato e all’esame di stato per diventare psicologa e ricercatrice sociale, professione in cui negli ultimi tempi mi sembra spesso di essere “più utile” alla società che in consiglio comunale (attività a cui comunque dedico tutto il tempo non lavorato e la passione di cui sono capace)», spiega.

Insomma la Pirovano viene allo scoperto ma non ci sta a farsi mettere sullo stesso piano dei parlamentari coinvolti nella vicenda: «Come tanti mi indigno – perché è surreale – se un parlamentare in carica fruisce ammortizzatori sociali e penso sia paradossale che una misura di sostegno al reddito non preveda nessuna soglia di reddito. Tutto ciò premesso qualcuno – magari anche più lucido e meno incazzato di me – mi spiega perché da lavoratrice (e la politica non è un lavoro per definizione) non avrei dovuto fare richiesta di una misura di sostegno ai lavoratori destinata perché faccio anche politica?», è la sua domanda. «Considerato ovviamente che pur lavorando tanto ed essendo componente di un’assemblea elettiva (il che non mi garantisce né un’indennità né banalmente i contributi Inps) ho un reddito annuo dignitoso e nulla di più», precisa. «Mi arrabbio ancor più se penso che nel calderone dei 2.000 probabilmente sarà stato tirato in causa anche qualche sindaco (accomunato ai parlamentari o ai consiglieri regionali dal comune impegno politico ma non dal conto in banca) di un piccolissimo comune con una grandissima responsabilità pubblica e un’indennità di poche centinaia di euro annue».

Cristina Gauri

4 Commenti

  1. Anita Pirovano: una che passa dal tanto decantato “noi” al “io” più estremo. Non si pone il problema della Milano andata a farsi fottere rincorrendo soldi esteri e lasciando sempre più alla canna del gas i locali. Ora, concludendo la sua carrierina da fan di Pisapia, vediamo come darà da mangiare a sé ed agli altri con psicologia sociale… Altro che liberazione, se fosse onesta passerebbe alla conversione! Ma figurati se ci riesce…

  2. Vorrei fare un commento un po’ off-topic rispetto al contenuto di questo articolo. Anita Pirovano è docente presso l’Università Bicocca. Il suo insegnanento si chiama: “Buone pratiche di integrazione dei/coi cittadini migranti: un’ analisi presso le istituzioni scolastiche, sanitarie e socio-assistenziali a Milano.” Questa dicitura è di chiaro sapore globalista e anti-indentitario. Ciò dimostra quanto la cultura di sinistra sia diffusa all’interno delle università.

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